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IL MALE E IL PEGGIO

novembre 9, 2016

Oggi mezzo mondo si dichiara scioccato per la vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali americane.

La verità invece è che la cosa non dovrebbe sorprenderci affatto, perché è assolutamente in linea con quello che sono (forse da sempre) gli Stati Uniti.

Perché il grande equivoco sul quale si basa lo stupore di così tante persone è quello di considerare gli USA come un grande paese evoluto, culla di Libertà, Democrazia e benessere diffuso, che si eleva come faro e avanguardia culturale nei confronti del resto del mondo.

Nulla di più lontano dalla realtà.

L’America che ci dipingono i telegiornali e i mass media non esiste. E’ un’invenzione di un sistema di potere che ha lo scopo di costituire un modello sociale e culturale cui conformare l’esistenza delle masse.

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Donald Trump e Hillary Clinton

La vera America è un Paese dove pochi ricchi detengono la grandissima maggioranza delle risorse, escludendo tutti gli altri. E’ un Paese con una povertà diffusa, dove servizi essenziali come la sanità e l’istruzione sono appannaggio solo di chi può pagarseli a prezzi altissimi o indebitandosi per decenni contraendo prestiti con banche o società finanziarie. I ricchi studiano nelle scuole e nelle università “giuste” e per loro si aprono le porte per trovare lavori importanti e continuare ad essere ricchi; i poveri non studiano o lo fanno in scuole e università di secondo piano e sono destinati a rimanere poveri.

E’ un Paese con violenza e criminalità diffuse e che, nonostante questo, (spinto dalla lobby delle armi) si ostina a non voler attuare nessun controllo sul possesso e la circolazione di armi da fuoco.

E’ un Paese dove la giustizia e la polizia si comportano in modo diverso a seconda del colore della tua pelle.

E’ un Paese dove conformismo, nazionalismo (mascherato da patriottismo) e ignoranza la fanno da padroni, e che, in mancanza di valide e solide bussole culturali, vede nell’individualismo, nel profitto e nel denaro gli unici pseudovalori che muovono la società.

In uno scenario del genere, Donald Trump è l’esatta espressione della nazione che andrà a governare.

Attenzione però! Sarebbe sbagliato pensare che l’alternativa a lui, il candidato che ha perso, Hillary Clinton, fosse qualcosa di alternativo, qualcosa di bello e pulito che rappresentasse la parte buona dell’America. Non è nemmeno qualcosa di meno peggio del magnate repubblicano.

Essa è né più né meno che il candidato dei poteri forti, che avrebbe avuto il compito di salvaguardare gli interessi delle lobby.

Tanto Trump quanto la Clinton sono intrisi di quell’ideologia liberista da capitalismo selvaggio che è la causa principale di tutti i problemi del mondo. Il primo è un cane sciolto che intende farsi i propri interessi (un po’ come Berlusconi) la seconda è il cane da guardia dell’establishment, che avrebbe dovuto fare in modo che le lobby continuassero a spadroneggiare.

Per i cittadini americani una cosa sicuramente non cambierà molto rispetto a quello che sarebbe successo se avesse vinto Hillary: continueranno a subire un modello di società sempre più disumano, con la propaganda che farà loro credere che sia il migliore stile di vita che la storia umana abbia mai conosciuto.

Per le altre nazioni bisognerà attendere che Trump mostri cosa ha intenzione di fare in politica estera. Ai mercati non sono mai piaciuti i suoi proclami protezionistici. Se dovesse realmente attuarli, gli USA, col tempo, potrebbero trovarsi isolati sul piano internazionale.

Occorre infatti tenere presente un fatto: sebbene la propaganda di sistema continui a puntare l’accento su concetti come patria, nazione, confini, la realtà è che, da diversi anni, la politica degli stati ha ceduto il posto ad un governo economico-finanziario transnazionale. I veri equilibri non sono decisi dai governi e dai parlamenti delle varie nazioni, ma da un gruppo ristretto di società (il cosiddetto mercato) che orientano e controllano la politica in modo che quest’ultima faccia quello che loro vogliono.

Se il mondo andasse come dovrebbe andare, l’economia e la finanza farebbero quello che la politica (controllata dal popolo) decide. Il problema è che oggi avviene l’esatto contrario, e la politica (controllata dai “mercati”) fa quello che l’economia e la finanza gli dicono di fare.

In questo scenario, si tratterà di vedere che equilibrio troveranno la politica da “cane sciolto” di Trump e quella del sistema dei poteri forti.

Gli americani non potevano aspettarsi nulla di buono in nessun caso da questa elezione. L’occasione di cambiare l’hanno avuta con le primarie democratiche, dove un candidato alternativo al sistema c’era: Bernie Sanders. Serviva che tanti “democratici” facessero la loro parte, e gli dessero, ognuno nel proprio piccolo, il proprio sostegno. Invece la parte di elettorato a stelle e strisce che ama definirsi più “evoluta” ha fatto la scelta più conservatrice, nominando la Clinton.

Come stupirsi allora, che chi vota i repubblicani, reazionari per definizione, abbia convogliato tutta la propria rabbia, frustrazione, paura per il diverso, egoismo, ottusità verso chi, pur nella sua rozzezza (o forse proprio grazie a questa) gli è apparso come un elemento di rottura?

Queste elezioni dovrebbero insegnare almeno una cosa agli americani e ancora di più a noi europei che, nonostante quello che suggerisce il senso comune, abbiamo radici democratiche più profonde rispetto agli USA.

Dovrebbe insegnarci che l’unica soluzione per avere un mondo migliore e più giusto, per avere democrazia, libertà e benessere per tutti è fare in modo che la politica torni ad essere con la P maiuscola. Cioè che torni ad essere nelle mani dei cittadini, che tramite la propria partecipazione scelgano i propri rappresentanti, che a loro volta svolgano il proprio compito nell’interesse (e sotto il controllo) del popolo.

Il popolo deve controllare i politici, che devono controllare l’economia.

Finché avverrà l’inverso, le cose potranno solo peggiorare.

E allora ritorniamo a partecipare, a impegnarci un po’ ogni giorno.

E cambiamo il mondo.

In barba ai Trump, ai Clinton, ai Renzi, alle Merkel e alle banche.

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