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LO SBANDO DEL PD, FRA ARROGANZA E INCAPACITA’

luglio 17, 2017

I ballottaggi delle elezioni amministrative 2017 hanno ribadito, se possibile con ancora maggiore forza rispetto al primo turno, il totale fallimento del Partito Democratico e del suo segretario Matteo Renzi.

Il PD ha perso praticamente ovunque; ha perso in città dove aveva il vantaggio di esprimere il Sindaco uscente; soprattutto perde alcune delle proprie roccaforti storiche; il caso di Sesto San Giovanni, dove il Pci prima, il centrosinistra poi, aveva sempre governato dal dopoguerra ad oggi, è emblematico, ma non è l’unico.

Di fronte a una disfatta di simili proporzioni, un bagno di umiltà da parte dei dirigenti del partito sarebbe il minimo da aspettarsi e le dimissioni dei vertici nazionali sarebbero un atto quasi dovuto.

Invece la mancanza di dignità politica dei personaggi che guidano il PD è tale, che essi non ammettono le proprie colpe neppure di fronte all’evidenza.

La loro arroganza, la loro presunzione, il loro scarso rispetto per l’elettorato hanno ormai travalicato il limite di ciò che provoca irritazione e sdegno e sono entranti nel campo di ciò che è ridicolo e patetico.

I renziani, invece di ammettere una volta per tutte che gli italiani hanno preferito votare per un centrodestra diviso al suo interno, privo di idee, programmi e credibilità, piuttosto che rivotare loro, hanno ritirato fuori la scusa vecchia e stantia che hanno perso dove si sono alleati con la sinistra. La geniale analisi di questo pool di statisti è’ che “a sinistra si perde”.

Di seguito potete vedere l’immagine pubblicata dalla pagina Facebook del partito da parte del suo presidente Orfini, e che per la supponenza di cui è intriso (in pieno Renzi style) ha suscitato la rabbia e l’indignazione degli stessi iscritti e militanti, che si sono espressi con commenti al veleno sulla stessa pagina.

pd_orfini_commento_ballottaggi_2017

Questo atteggiamento di rincorsa all’elettorato moderato è stata, guarda caso, la linea tenuta dal Partito Laburista dell’era del dopo Blair e che ha condannato il Labour a più di dieci anni di ininterrotte sconfitte.

E’ stata la linea che ha portato alla quasi scomparsa del Partito Socialista Francese, del Pasok Greco e via discorrendo, di rincorsa al centro in ricorsa al centro.

Il PD però, nella sua virata conservatrice e riuscito ad andare un passo oltre i suoi riferimenti europei, arrivando ad allinearsi al populismo di destra nella sua connotazione più bieca, triviale e razzista.

Adesso i voti di cui sono in cerca sono quelli della Lega. E allora ecco rispolverato il vecchio “Aiutiamoli a casa loro” tanto caro a Salvini.

E poi, cosa di oggi, la rinuncia all’approvazione della legge sullo Ius Soli. Prevale la posizione della destra, su un PD che non ha la capacità né l’autorevolezza (e nemmeno la voglia) di diffondere la cultura dell’uguaglianza e dell’integrazione in un Paese sempre più arrabbiato e fomentato da fermenti reazionari, razzisti quanto non addirittura nostalgici nazifascisti.

Quest’operazione di ricerca dei voti conservatori, oltre ad essere disgustosa dal punto di vista etico, è anche controproducente dal punto di vista elettorale.

Perché, in tutta Europa, gli elettori, fra un’imitazione della destra e la destra originale, scelgono l’originale.

Come avevamo scritto nell’articolo di commento ai risultati del primo turno delle amministrative (clicca qui per leggere), il PD ha già da tempo perso la maggior parte dei propri elettori di sinistra, che disertano le urne; in precedenza, ha ottenuto buoni risultati grazie al calo dei votanti, ed al fatto che molti elettori di destra avevano votato i Democratici, attirati dalle lusinghe di Renzi. Ora che quest’ultimo li ha delusi, hanno riportato i loro voti alla destra originale.

Berlusconi e soci hanno poco di cui essere tronfi, perché hanno vinto per demeriti altrui anziché per meriti propri. Se ci fosse stata un’alternativa credibile, il centrodestra sarebbe rimasto a raccogliere le briciole da sotto il tavolo come ha fatto negli ultimi anni. Il fatto è che un’alternativa non c’era, men che meno il Movimento 5 Stelle, che ha deluso pressoché tutti quelli che in esso avevano creduto e si sta ripiegando su sé stesso in qualcosa di sempre più simile alla Lega Nord.

Lo scenario che si presenta di fronte agli occhi degli italiani è dunque quello di un Paese privo di una classe dirigente degna di questo nome, con il Partito Democratico che governa, ma non ha più la maggioranza nel Paese ed è dominato da un leader (Renzi) e dal suo entourage, fortemente invisi alla maggioranza dei cittadini;

con un centrodestra privo di qualunque coesione, programma o valore, disposto a raccattare chiunque pur di far numero, tanto da portare all’interno degli Enti Locali perfino esponenti dell’estrema destra;

con i grillini che, ogni volta che sono sottoposti alla prova dei fatti, la falliscono, dimostrando tutti i limiti di un movimento che non è mai stato tale, ma si è rivelato essere un semplice gruppo di supporto alle manovre del proprio capo.

Con gente di questo tipo, l’Italia può solo andare peggio.

Il riscatto potrà venire solo mettendo assieme tutte quelle esperienze di vera e reale passione civica, che hanno lavorato e lavorano nei territori in battaglie e progetti per il bene comune e nell’interesse della collettività.

Solo da lì sarà possibile recuperare e restituire fiducia e voglia di partecipare a quella maggioranza di italiani che, delusi e disgustati dall’arroganza del potere che li ha umiliati e presi in giro per anni, hanno smesso di investire nel loro Paese.

L’Italia ha bisogno di partecipazione, l’unico antidoto al malgoverno che la opprime.

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