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ELEZIONI: PICCOLA GUIDA PER CAPIRE IL POLITICHESE

marzo 4, 2018

Oggi si vota per rinnovare il Parlamento italiano ed eleggere il Consiglio Regionale ed il Presidente della Lombardia.

Noi di Brugherio Futura vogliamo invitarvi ad andare a votare, perché se non votate, lasciate che a decidere per voi siano gli altri.

Per aiutarvi in questo, abbiamo preparato un breve glossario in modo che vi aiuti a districarvi in mezzo a vocaboli astrusi e termini utilizzati senza né regole né scrupoli, in una delle campagne elettorali di più basso livello nella storia dell’Italia repubblicana.

Di seguito vi presentiamo alcuni dei vocaboli più usati nella lingua politichese, corredati da una precisa traduzione nell’uso corrente.

Buona lettura!

1) VOTO UTILE

(Politichese): E’ un tipo di voto utilissimo ai partiti grandi  per evitare l’imminente tracollo e diventare partiti piccoli. Senza il richiamo al voto utile, certi personaggi non li voterebbe neanche il parente più prossimo. Il voto dato col naso turato è effettivamente utile solo per non mollare il  potere, nonostante le nefandezze commesse mentre lo si è esercitato. Il voto utile è come la tessera del supermercato: una volta riempita la scheda,  riceverete in omaggio la promessa di  più sicurezza e meno immigrati.

(In Realtà): Voto dato per i veri cambiamenti di cui questo paese ha bisogno. Il voto è utile per il cittadino, non per l’establishment politico o finanziario.

2) STABILITA’

(Politichese): Strano oggetto di culto e rituali mistici, è praticamente l’unica divinità in grado  di  assicurare un buon governo per il paese e di far stare calmi i mercati finanziari.  Solo con la Stabilità (maiuscolo) di governo – intona il mantra-  si possono garantire riforme (perché c’è sempre bisogno di riformare qualunque cosa, specialmente ogni cosa che ha dimostrato di funzionare bene) e soprattutto meno immigrati. Accendete un cero…

(In Realtà): La stabilità per noi è solo la certezza che qualunque sia il governo, di qualunque colore politico, non possa stravolgere i diritti dei cittadini a suo piacimento. Stabilità è la certezza che non si possa più far passare per “riforme” lo scempio del welfare e del mondo del lavoro, che non si facciano più appelli alla responsabilità di ognuno per far digerire  sempre più forti  sacrifici (che guarda caso colpiscono solo i più deboli), al fine di appianare buchi di bilancio fatti dalla  cattiva (per non dire disonesta) gestione politica. “Stabilità” è sapere che, chiunque sia a capo del Paese, lo serva e serva i suoi cittadini  e ne tuteli ad ogni costo la libertà di espressione e di dissenso.

3) SICUREZZA

(Politichese): E’ per definizione quella cosa che ancora non hai, ma che aspetti.  E’ la versione elettorale di Godot:  non arriverà con il prossimo governo, ma intanto cuoci nell’angoscia di scenari surreali, in cui pazzi fascistoidi aprono il fuoco su degli stranieri. E la colpa è degli stranieri.  La sicurezza è uno degli elementi cardine di questa campagna elettorale basata tutta sulla paura. Paura del futuro, paura del diverso, paura di cambiare e così si crea la domanda di sicurezza da cavalcare per creare consenso. La risposta dei partiti (o almeno di quasi tutti) è: “più polizia nelle strade e meno immigrati”.

(In Realtà): La sicurezza di cui i cittadini hanno bisogno è quella di rimanere delle persone libere. Libere per vivere serenamente e per fare progetti. Per questa sicurezza la risposta è: “Lavoro per tutti, eguaglianza nei diritti e nei doveri, una scuola di qualità che formi persone, una sanità funzionante e gratuita e la certezza di poter andare in pensione vivendo in modo decoroso”.

4) TASSE

(Politichese): Strana invenzione mefistofelica, sono state portate dal nostro mondo dalle stesse persone che hanno inventato la birra analcolica, il bastone da selfie e hanno buttato fuori l’Italia dal mondiale. Sono per ogni cavaliere della democrazia il male del mondo da combattere (secondo solo all’immigrazione, ovviamente). Le elezioni si vincono o si perdono a seconda di quante tasse (sia numericamente, sia a livello di percentuale di imposizione) prometti di  togliere. Salvo poi tacere che, ad ogni abbattimento di entrate, corrisponde un abbattimento dei servizi e del sostegno ai cittadini.

La battaglia a chi taglia di più è vecchia come la politica stessa e si ripete pari pari ad ogni campagna elettorale. Vien da chiedersi allora: ma se davvero volessero abbassarle ste tasse, non l’avrebbero già fatto? Se continuano a prometterlo, è perché, in fin dei conti, le tasse sono ancora lì. Da questo discorso sono esclusi i ricchi facoltosi e finanzieri a cui, tra condoni ed evasione tollerata (se non addirittura favorita), la promessa di abbattere la pressione fiscale neanche la fanno….. è già nei fatti.

Ovviamente da quello che rimane di questa entità metafisica chiamata “tasse”, scaturiranno una serie di servizi di cui godranno “prima gli italiani”, benché le debbano pagare anche gli immigrati (ovviamente).

(In Realtà): Sono la giusta ridistribuzione della ricchezza prodotta nel nostro Paese. Servono a garantire la qualità della vita di ogni singolo cittadino, in modo che nessuno sia escluso dalla vita sociale e tutti godano delle migliori opportunità possibili. Equità fiscale, controllo della spesa pubblica e sanzioni pesanti per ogni tipo di evasione garantiscono una corretta programmazione del fabbisogno del Paese, che nel medio/lungo periodo si tradurrà in minori sprechi e minore esigenza di entrate. Cioè meno tasse, appunto.

5) EMERGENZA
(Politichese): 
Condizione normale dello Stato italiano. Nel nostro paese l’emergenza è un oggetto da collezione: si va dall’emergenza lavoro; all’emergenza criminalità. Poi ci sono l’emergenza terrorismo; l’emergenza terremoto;  l’emergenza territorio; l’emergenza spread; l’emergenza carta igienica nelle scuole; l’emergenza vecchiette che devono attraversare la strada; l’emergenza di chi emerge….. Ah, quasi dimenticavamo l’emergenza delle emergenze: l’emergenza immigrazione. È così via … di emergenza in emergenza, senza mai una fine (che sia un’emergenza?). Ormai si vive di emergenze. Nelle emergenze però c’è spazio (tanto spazio a giudicare dalla recente storia) per affari più o meno loschi, per appalti più o meno truccati, per leggi speciali, per nuove tasse, per nuovi tagli ai servizi essenziali e ai diritti ecc… Il tutto con il visto e l’approvazione di chi ha chiesto voti per un’emergenza.

(In Realtà): Basta emergenze! Non si deve arrivare a nessuna situazione di emergenza. Punto.

Queste le parole chiave di questa pessima campagna elettorale. A voi scegliere in cosa credere e a chi credere. E poi ognuno, con il proprio voto, si prenderà la responsabilità che da esso consegue.

Buon voto a tutti.

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