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San Damiano: un esempio di concezione errata di un territorio

aprile 27, 2018

Come sapete, Brugherio Futura è da sempre in prima linea nella battaglia a favore dell’ambiente e contro il consumo di suolo. Ciò vale in ogni sede e in particolar modo se ad essere minacciato è il territorio di Brugherio, la città nella quale viviamo e in cui attivamente partecipiamo alla vita collettiva.

 

E’ questo il caso di San Damiano, nell’area tra via Isonzo e via Sant’Anna. E’ qui che il discusso PII (Piano Integrato di Intervento) è stato portato all’attenzione pubblica nelle scorse settimane (Vedi Noi Brugherio del 7 Aprile 2018). Riassumendo a grandi linee, possiamo dire che l’attuale variante al PII si innesta su un provvedimento di lungo corso, risalente addirittura al Maggio 2008. L’idea era la riqualifica di un’area dismessa (anche a fronte di un intervento consistente), la quale, in larga parte, sarebbe dovuta ritornare ai cittadini sotto forma di un luogo pubblico. Uno spazio che i San Damianesi in particolare e i Brugheresi in generale avrebbero potuto fruire. Infatti, accanto alla seppur presente edilizia residenziale, molte strutture e infrastrutture al servizio della collettività erano previste. Prima fra tutte, la pista ciclopedonale lungo il canale Villoresi che avrebbe dovuto agevolare gli spostamenti tra San Damiano e il centro di Brugherio (ora possibili praticamente solo attraverso l’utilizzo di automezzi). Rientravano nel piano anche un centro polifunzionale al servizio del quartiere, nonché alcune palazzine destinate al terziario (commercio e uffici) e dei parcheggi.  A seguito delle modifiche del 2013 (prima variante) da parte del Commissario Maria Carmela Nuzzi, un asilo nido venne (decisamente meno invasivo dal punto di vista volumetrico) venne a rimpiazzare il centro polifunzionale[1]. Anche la pista ciclopedonale venne eliminata.

 

Come potete vedere dall’immagine a sinistra, il primo PII e la variante del 2013 condividono la stessa logica di fondo: c’è una separazione netta tra le aree occupate dall’edilizia residenziale (che si trovano nella parte centromeridionale dell’area) e quelle destinate al pubblico, tra le palazzine del terziario e la piazzetta antistante il nido.  Per un’ovvia ragione diremmo: l’idea che guida i progetti sembra proprio quella di voler dare la possibilità ai cittadini della zona di vivere quegli spazi riqualificati, senza il timore di andare ad ‘invadere’ le aree private, adiacenti alle residenze di nuova costruzione. Insomma, il cittadino che avesse deciso di recarsi in quella zona avrebbe trovato negozi, passeggi e strutture a servizio dello spazio pubblico, rivolti al pubblico e senza il timore di interferire con le aree private limitrofe.

 

Sembra che la logica opposta guidi invece l’ultima (seconda) variante. La giunta Troiano ha recentemente rivoluzionato il PII di San Damiano, sostituendo sia alcune delle palazzine adibite a residenziale sia, soprattutto, quelle adibite al terziario, riducendone quindi la portata. La giunta si è inoltre ben guardata dall’inserire nuovamente la pista ciclopedonale, vero punto di forza del piano iniziale. Tuttavia, la cosa che salta più all’occhio, l’oggetto della chiacchiera del momento, è la presenza delle tre torri di 13/14 piani che si candidano ad essere gli edifici più alti della città. Parleremo dell’impatto di tali edifici sulla città a breve. Prima vorremmo invitarvi a considerare un altro aspetto del progetto, purtroppo poco dibattuto.

Come potete vedere dall’immagine a destra, le tre torri, a carattere prevalentemente residenziale, hanno a disposizione un’are privata superiore a quanto previsto in precedenza. Questo porta ad uno stravolgimento della concezione dello spazio in quell’area. Se prima era chiaro che un utente della zona pubblica poteva addentrarsi nella zona, senza interferire con le aree private, ora la disposizione delle residenze “schiaccia” la zona di fruizione pubblica, che rimane una strisciolina di terreno tra le torri di nuova costruzione e le abitazioni già costruite. Una simile concezione dell’area porta inevitabilmente a far si che quell’area pubblica diventi al servizio degli edifici privati. Viene meno lo spirito secondo cui, un fruitore esterno possa vivere quello spazio come pubblico, secondo quanto detto sopra. In altre parole, il risultato è che tra le torri e le palazzine nella parte meridionale della mappa ci sarà una terra di nessuno a uso e consumo dei privati in quegli edifici: un qualsiasi altro cittadino di San Damiano o di Brugherio non vivrà quell’area come “di tutti”.

 

A contribuire a questa concezione, che noi consideriamo erronea (è bene ribadirlo), ci sono altri due fattori: da una parte la riduzione del terziario prevista dalla seconda variante ridurrà a sua volta le occasioni per recarsi in quel luogo, dall’altra la costruzione della scuola elementare priverà ulteriormente i cittadini di parte della fruizione di quell’area. Infatti, sebbene le aree verdi appartenenti alla scuola ci siano, esse debbono necessariamente obbedire alle logiche che governano la scuola stessa: impossibilità di accesso al pubblico, chiusura per ampie fasce orarie etc…

 

Proprio la scuola elementare è fonte di ulteriori perplessità: stando all’ultima variante del progetto, essa ospiterà un totale di 10 classi divise in due sezioni. Avrà quindi lo stesso numero di classi dell’attuale scuola elementare di San Damiano, la Corridoni. Ciò suggerisce che non vi sia un bisogno effettivo di accogliere nuovi alunni, cosa che giustificherebbe invece  la costruzione di una nuova scuola (tenendo anche presente che l’attuale Corridoni non può dirsi fatiscente). Stupisce quindi l’insistenza sulla necessità di questo edificio che come si è detto, sottrae ulteriore spazio ai San Damianesi, possibili fruitori di quell’area. Essi avrebbero preferito in tutta risposta avere un parco per fare giocare i bambini, vera mancanza del nostro quartiere nord.

Riassumendo, la seconda variante del PII di San Damiano sembra fare dei passi indietro rispetto alle precedenti, promuovendo una logica errata nella gestione dello spazio. Prima i progetti per l’area tra via Isonzo e via Sant’Anna sembravano abbracciare una logica di inclusione, in cui la zona centro-meridionale privata era ben separata dagli spazi chiaramente volti al pubblico della restante parte. Ora, con l’insediamento delle tre torri nella disposizione mostrata dall’immagine 2  e la nuova scuola, tutto lo spazio pubblico previsto sembra relegato ad estensione dei giardini privati delle torri, delle residenze meridionali e della scuola. Una privatizzazione de facto.

Infine c’è sempre la questione di quanto impattano le torri sulla città. I progetti sono allegati in fondo. Non è difficile concludere, sulla base delle sole immagini ufficiali, che esse si integrino poco e male in una zona di case basse e piccole palazzine.

 

 

 

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[1]Anche il Nido Andersen di via Kennedy avrebbe dovuto essere ristrutturato come parte del progetto.

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