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PARCO EST DELLE CAVE DI NUOVO IN PERICOLO: PRESENTATO NUOVO PROGETTO DI AMPLIAMENTO DEL CAROSELLO

novembre 11, 2016

La Società Eurocommercial Properties Italia , con la complicità dei Sindaci di Cernusco sul Naviglio Comincini e di Carugate Maggioni, sta riprovando ad ottenere la possibilità di ampliare il centro commerciale Carosello, presentando un terzo progetto alle due Amministrazioni Comunali.

Dopo le proteste del fronte dei contrari (di cui Brugherio Futura fa parte) ed i pareri negativi al precedente progetto emessi dalla Regione Lombardia (clicca quiquiqui, qui e qui per leggere), l’iter aveva subito uno stop.

Successivamente, nel luglio del 2016, dopo il cambio di Giunta a Carugate, con la civica di Maggioni che è subentrata al PD di gravina alla guida della città, il Consiglio Comunale carugatese aveva revocato l’accordo di programma della precedente Amministrazione relativo all’ampliamento.

Lo scorso mese di settembre il Consiglio di Cernusco ha approvato un analogo atto di revoca, su proposta dello stesso Comincini.

Purtroppo però, le intenzioni dei due Comuni non erano quelle di chiudere definitivamente la questione, ma al contrario, quelle di riaprirla tramite un nuovo progetto.

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L’area commerciale di Carugate, che il Centro Commerciale Carosello vorrebbe ulteriormente ampliare a scapito del verde

Tale progetto è arrivato qualche giorno fa e ora, dopo un nuovo passaggio nei Consigli Comunali da effettuare nei prossimi mesi, se esso verrà approvato, Carugate e Cernusco lo presenteranno in Regione con un nuovo accordo di programma.

Il comportamento del Sindaco di Cernusco sul Naviglio e della sua maggioranza non stupiscono, dal momento che egli è stato fin da subito il principale fautore dell’espansione del Carosello, nonostante l’impatto ambientale e sociale e le ricadute negative sul commercio locale che esso comporterebbe.

Quello che appare una novità è la posizione dell’Amministrazione di Carugate. La Lista di Maggioni infatti, durante la campagna elettorale per le comunali, aveva assunto una posizione di contrarietà al progetto; ora invece è disponibile all’ampliamento.

Oltretutto se, come pare, l’intenzione delle Amministrazioni, è quello di accelerare il più possibile i tempi, ci si troverebbe di fronte ad una situazione in cui la Giunta ed il Consiglio Comunale cernuschesi, approverebbero un atto di portata così pesante per tutto il territorio a nord est di Milano a pochi mesi dalla scadenza del loro mandato. Ciò non è sicuramente corretto dal punto di vista istituzionale.

Siamo di fronte al solito trucchetto di chi vuole cementificare. Si ritira un progetto che ha suscitato proteste e se ne ripresenta uno quasi uguale, con qualche “mitigazione ambientale” di facciata in modo che quei politici a cui non interessa nulla dell’ambiente e della salute dei cittadini possano approvarlo con la scusa che “è migliorativo rispetto al precedente” e che “non si può dire di no a tutto”.

Bugie. Se un progetto è dannoso per la collettività (leggi qui, qui e qui), non solo si può, ma si deve dire di no. Ed è quello che noi continueremo a fare finché l’ipotesi di ampliamento non verrà cancellata.

Il Parco Est delle Cave ed il Parco degli Aironi sono un patrimonio dei cittadini e non possiamo permettere che vengano svenduti per gli interessi di una multinazionale.

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IL MALE E IL PEGGIO

novembre 9, 2016

Oggi mezzo mondo si dichiara scioccato per la vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali americane.

La verità invece è che la cosa non dovrebbe sorprenderci affatto, perché è assolutamente in linea con quello che sono (forse da sempre) gli Stati Uniti.

Perché il grande equivoco sul quale si basa lo stupore di così tante persone è quello di considerare gli USA come un grande paese evoluto, culla di Libertà, Democrazia e benessere diffuso, che si eleva come faro e avanguardia culturale nei confronti del resto del mondo.

Nulla di più lontano dalla realtà.

L’America che ci dipingono i telegiornali e i mass media non esiste. E’ un’invenzione di un sistema di potere che ha lo scopo di costituire un modello sociale e culturale cui conformare l’esistenza delle masse.

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Donald Trump e Hillary Clinton

La vera America è un Paese dove pochi ricchi detengono la grandissima maggioranza delle risorse, escludendo tutti gli altri. E’ un Paese con una povertà diffusa, dove servizi essenziali come la sanità e l’istruzione sono appannaggio solo di chi può pagarseli a prezzi altissimi o indebitandosi per decenni contraendo prestiti con banche o società finanziarie. I ricchi studiano nelle scuole e nelle università “giuste” e per loro si aprono le porte per trovare lavori importanti e continuare ad essere ricchi; i poveri non studiano o lo fanno in scuole e università di secondo piano e sono destinati a rimanere poveri.

E’ un Paese con violenza e criminalità diffuse e che, nonostante questo, (spinto dalla lobby delle armi) si ostina a non voler attuare nessun controllo sul possesso e la circolazione di armi da fuoco.

E’ un Paese dove la giustizia e la polizia si comportano in modo diverso a seconda del colore della tua pelle.

E’ un Paese dove conformismo, nazionalismo (mascherato da patriottismo) e ignoranza la fanno da padroni, e che, in mancanza di valide e solide bussole culturali, vede nell’individualismo, nel profitto e nel denaro gli unici pseudovalori che muovono la società.

In uno scenario del genere, Donald Trump è l’esatta espressione della nazione che andrà a governare.

Attenzione però! Sarebbe sbagliato pensare che l’alternativa a lui, il candidato che ha perso, Hillary Clinton, fosse qualcosa di alternativo, qualcosa di bello e pulito che rappresentasse la parte buona dell’America. Non è nemmeno qualcosa di meno peggio del magnate repubblicano.

Essa è né più né meno che il candidato dei poteri forti, che avrebbe avuto il compito di salvaguardare gli interessi delle lobby.

Tanto Trump quanto la Clinton sono intrisi di quell’ideologia liberista da capitalismo selvaggio che è la causa principale di tutti i problemi del mondo. Il primo è un cane sciolto che intende farsi i propri interessi (un po’ come Berlusconi) la seconda è il cane da guardia dell’establishment, che avrebbe dovuto fare in modo che le lobby continuassero a spadroneggiare.

Per i cittadini americani una cosa sicuramente non cambierà molto rispetto a quello che sarebbe successo se avesse vinto Hillary: continueranno a subire un modello di società sempre più disumano, con la propaganda che farà loro credere che sia il migliore stile di vita che la storia umana abbia mai conosciuto.

Per le altre nazioni bisognerà attendere che Trump mostri cosa ha intenzione di fare in politica estera. Ai mercati non sono mai piaciuti i suoi proclami protezionistici. Se dovesse realmente attuarli, gli USA, col tempo, potrebbero trovarsi isolati sul piano internazionale.

Occorre infatti tenere presente un fatto: sebbene la propaganda di sistema continui a puntare l’accento su concetti come patria, nazione, confini, la realtà è che, da diversi anni, la politica degli stati ha ceduto il posto ad un governo economico-finanziario transnazionale. I veri equilibri non sono decisi dai governi e dai parlamenti delle varie nazioni, ma da un gruppo ristretto di società (il cosiddetto mercato) che orientano e controllano la politica in modo che quest’ultima faccia quello che loro vogliono.

Se il mondo andasse come dovrebbe andare, l’economia e la finanza farebbero quello che la politica (controllata dal popolo) decide. Il problema è che oggi avviene l’esatto contrario, e la politica (controllata dai “mercati”) fa quello che l’economia e la finanza gli dicono di fare.

In questo scenario, si tratterà di vedere che equilibrio troveranno la politica da “cane sciolto” di Trump e quella del sistema dei poteri forti.

Gli americani non potevano aspettarsi nulla di buono in nessun caso da questa elezione. L’occasione di cambiare l’hanno avuta con le primarie democratiche, dove un candidato alternativo al sistema c’era: Bernie Sanders. Serviva che tanti “democratici” facessero la loro parte, e gli dessero, ognuno nel proprio piccolo, il proprio sostegno. Invece la parte di elettorato a stelle e strisce che ama definirsi più “evoluta” ha fatto la scelta più conservatrice, nominando la Clinton.

Come stupirsi allora, che chi vota i repubblicani, reazionari per definizione, abbia convogliato tutta la propria rabbia, frustrazione, paura per il diverso, egoismo, ottusità verso chi, pur nella sua rozzezza (o forse proprio grazie a questa) gli è apparso come un elemento di rottura?

Queste elezioni dovrebbero insegnare almeno una cosa agli americani e ancora di più a noi europei che, nonostante quello che suggerisce il senso comune, abbiamo radici democratiche più profonde rispetto agli USA.

Dovrebbe insegnarci che l’unica soluzione per avere un mondo migliore e più giusto, per avere democrazia, libertà e benessere per tutti è fare in modo che la politica torni ad essere con la P maiuscola. Cioè che torni ad essere nelle mani dei cittadini, che tramite la propria partecipazione scelgano i propri rappresentanti, che a loro volta svolgano il proprio compito nell’interesse (e sotto il controllo) del popolo.

Il popolo deve controllare i politici, che devono controllare l’economia.

Finché avverrà l’inverso, le cose potranno solo peggiorare.

E allora ritorniamo a partecipare, a impegnarci un po’ ogni giorno.

E cambiamo il mondo.

In barba ai Trump, ai Clinton, ai Renzi, alle Merkel e alle banche.

TURCHIA, SEMPRE PIU’ UNA DITTATURA

novembre 7, 2016

Lo scorso giugno Brugherio Futura ha partecipato alla serata, organizzata da PRC di Cernusco, in cui era ospite Figen Yuksekdag, arrestata in questi giorni dalla polizia turca, assieme all’altro leader Selahattin Demirtas e ad altri esponenti del suo partito, l’Hdp, su ordine del regime fascista di Erdogan.
Abbiamo ascoltato, dalla voce di questa Grande Donna e coraggiosa combattente, storie di ordinaria follia, di repressione e minacce, di un genocidio che si perpetra sotto gli occhi di un Europa silenziosa che volge lo sguardo altrove.

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Figen Yuksekdag

Ci siamo vergognati di essere parte di una Comunità che è pronta ad accogliere il regime turco, tra i suoi membri,senza far nulla per imporre il rispetto dei più elementari diritti umani.

Il rispetto delle minoranze, dei loro diritti, l’eliminazione dei regimi dittatoriali e delle repressioni che offendono la democrazia sono le fondamenta su cui si basa (o almeno dovrebbe) la Comunità Europea ed allora a gran voce chiediamo che L’Europa intervenga in maniera energica per la liberazione dei prigionieri politici in Turchia e per il ripristino di una vera Democrazia.

L’Unione Europea deve servire a questo, e non a opprimere i popoli con le politiche di austerità per fare un favore alla finanza e alle banche.

GIULLARE, MA MAI DI CORTE

ottobre 13, 2016

Sono ora ancora più felice di non aver mancato all’appuntamento a Palazzo Reale nel maggio del 2012.

Dentro più di 400 opere tutto il suo spirito, la sua arte e la sua enorme cultura. Il suo scetticismo e la sua critica sempre e comunque basati sul sapere e sulla ricerca profonda.

Un giullare sì, ironico e beffardo verso i potenti e avverso ad ogni tipo di sopruso, ma sempre attento alla verità. Un artista a tutto tondo, cosi come deve essere un vero artista, con mille sfaccettature e la capacità di utilizzare svariate forme di espressione, dalla musica alla pittura dalla scrittura al teatro, tutte in modo egualmente efficace, per veicolare idee ad una platea quanto più variegata.

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Ognuna delle sue opere lo ha mostrato schierato apertamente, ognuna portatrice di un messaggio esplicito ed incisivo quanto più se vestito di ironia e perspicacia. La difesa delle sue posizioni lo ha visto pronto a pagare il prezzo alla censura (cosa peraltro puntualmente accaduta). In questo è stato un esempio per tutti noi che, anche se non proprio ignavi, qualche attacco di pressappochismo ce lo facciamo venire e in  un Paese che ti fa terra bruciata se da artista (di qualsivoglia arte) osi solo rilasciare dichiarazioni su questo o su quell’argomento diventando, per il sistema, un  potenziale sensibilizzatore di masse, lui di coraggio ne ha mostrato in abbondanza lasciando la comodità della televisione (che avrebbe garantito lauti guadagni) pur di non adeguarsi alle richieste del momento e non ci è tornato (se non in rare occasioni in cui si è preso tutte le libertà che gli spettavano) neppure quando gli stessi che lo cacciarono, si dichiaravano disposti a tutto pur di avere il Premio Nobel tra le loro file.

Non è mai stato un cortigiano, Dario Fo.

Non ha mai usato il suo prestigio internazionale per ingraziarsi i potenti e i governanti, continuando anzi a beffeggiarli e metterli alla berlina.

Il coraggio Dario lo ha avuto anche nello scegliere una donna impegnativa e talmente avanti da rischiare di offuscarlo. Una coppia che da fuori era percepita come un unico magnifico accordo armonico, un insieme di più colori per un’unica tela: l’uno per l’altra sostegno e forza e creatività, confronto e complicità.

Una donna talmente straordinaria Franca Rame da essere esempio anche durante la sua malattia, e perfino durante la sua breve, ma intensa, vita politica. Una donna così eccezionale non poteva che scegliere un uomo di questa statura.

Dario Fo e Franca Rame ci hanno lasciato un grande patrimonio facendo di noi Italiani  un popolo sicuramente più ricco.

A noi raccogliere l’insegnamento e a loro in nostro Grazie più grande e sentito per quanto di importante ci hanno insegnato e un grazie personale e speciale  per averci partecipato la bellezza di un grande amore.

 

LEGALITA’: A PAROLE NON BASTA

luglio 15, 2016

Fra pochi giorni, il 19 luglio, come ogni anno, le istituzioni celebreranno l’anniversario dell’assassinio del giudice Paolo Borsellino, e dei componenti della sua scorta, dopo aver fatto lo stesso lo scorso 23 maggio, in memoria di Giovanni Falcone, della moglie e degli agenti di scorta.

Purtroppo però l’Italia è un paese dove la legalità viene ampiamente celebrata, ma molto poco praticata.

Basterebbe pensare a tutta la vicenda legata alla trattativa Stato mafia, e di come stata gestita da una parte, peraltro molto importante, delle istituzioni, le stesse delle celebrazioni di cui sopra.

E poi ci sono gli esempi del quotidiano, quelli che toccano direttamente indirettamente tutti cittadini che contribuiscono a rendere questo paese è un posto molto meno civile di quello che potrebbe essere.

Facciamo un esempio. Vi ricordate la vicenda degli abusi edilizi nel comune di Licata? Probabilmente no, perché risale allo scorso mese di maggio, e i mezzi di informazione italiana fanno presto a dimenticarsi le notizie.

Riassumendo molto velocemente: nel Comune siciliano di Licata (in provincia di Agrigento) il Sindaco Angelo Cambiano, agendo nell’interesse dei cittadini, ha ordinato la demolizione di alcune delle numerose ville abusive sorte nel corso degli anni in aree, molte delle quali lungo il litorale, dove non esisteva diritto di costruire.

A seguito di questi interventi contro l’abusivismo il Sindaco oltre aver subito minacce ha visto anche incendiare l’abitazione del proprio padre.

Questi eventi gravi hanno causato una levata di scudi della politica e dei mezzi di comunicazione la difesa dell’operato di un Sindaco onesto e coraggioso che ha fatto l’interesse della collettività a discapito di quello di pochi individui? No, questo non è avvenuto. O meglio se da un lato una parte della società civile si è schierata a favore del sindaco, dall’altro lato si è dovuto assistere a spettacoli indegni come il blocco delle ruspe da parte degli abusivi, e la difesa di questi ultimi da parte di giornalisti del servizio pubblico, (quindi pagati con soldi degli italiani), all’interno di trasmissioni di informazione della rete ammiraglia Rai.

Cioè, la situazione è questa: per anni a Licata, (ma questo potrebbe essere valido per moltissimi altri comuni italiani), qualcuno ha costruito edifici senza averne nessun diritto, in taluni casi su terreni di proprietà pubblica, senza nemmeno prendersi il disturbo di sanare la propria situazione di irregolarità pagando quanto dovuto in sede di condono edilizio (ce ne sono stati ben tre nel corso degli anni di governo di Berlusconi); molti di questi edifici non erano nemmeno utilizzati come prima abitazione, ma fungevano da casa per le vacanze.

Non siamo quindi di fronte a persone disagiate che hanno cercato di far valere il proprio diritto la casa come meglio potevano; al contrario siamo in presenza di soggetti furbi che, al fine di ottenere vantaggi personali, hanno frodato la collettività, cioè tutti noi.

Poi è stato eletto un Amministratore pubblico che, finalmente, decide di ristabilire la legalità e ordina ti abbattere gli edifici costruiti fuori legge; questa persona, invece di ricevere il plauso delle istituzioni e dei mezzi di comunicazione e di essere difeso dagli attacchi di chi invece è uscito dalla legalità e anteposto il proprio interesse personale a quello pubblico, viene lasciato da solo e isolato.

Questa è la stessa Italia dove quando quei poveracci, che sono veramente senza casa, che veramente non hanno un posto dove andare, si permettono di occupare qualcuno dei tanti edifici di proprietà di grandi società immobiliari e da queste ultime lasciati vuoti per mera logica di speculazione, allora vengono sgombrati a suon di cariche della polizia.

In Italia il diritto alla casa viene garantito solo a chi ha fatto il furbo e si è costruito la villa abusiva.

Quelli che mi hanno realmente bisogno, possono pure venire in mezzo a una strada.

In Italia vengono premiarono furbi e oppressi i deboli.

Ecco, le cause del perché questo paese va così male stanno tutti qui. Questo paese prosegue nel suo declino proprio perché esiste un substrato di illegalità diffusa che basa la propria essenza su una forma strisciante di individualismo e di avidità che si è diffusa a macchia d’olio nel corso degli anni, e che viene costantemente alimentata da chi detiene il potere dal momento che proprio grazie questo individualismo costoro si garantiscono affari milionari e l’accumulazione di sempre maggiore potere.

Quello che ha fatto Sindaco di Licata dovrebbe costituire la normalità, non l’eccezione; dovrebbero farlo tutti i Sindaci e gli amministratori pubblici italiani, ma come pensiamo che possa essere possibile, quando c’è tutto un sistema di potere che va in direzione esattamente contraria? L’unica soluzione possibile è che siano i cittadini stessi a agire e a spingere verso la legalità. Non è un tema che possiamo permetterci di demandare ad altri.

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25 APRILE: OGGI RIBADIAMO LA RESISTENZA

aprile 25, 2016

Il 25 aprile è, non ci stancheremo mai di ripeterlo, una ricorrenza di fondamentale importanza per la nostra Democrazia. 
Ricordare, celebrare e rinnovare ogni anno i valori della Resistenza che ha portato alla liberazione del paese della tirannide nazifascista è un tributo dovuto a tutti coloro che hanno combattuto per raggiungere questo risultato, ed è anche un esercizio fondamentale per la coscienza civile di un intero popolo.
Che i valori della Resistenza siano attuali e necessari lo dice la stessa situazione politica in cui si trova l’Italia nostri giorni. 
In un Paese dove le Istituzioni democratiche vengono progressivamente svuotate di contenuti a beneficio di un governo (che assume sempre più i contorni di un uomo solo al comando), al servizio di grandi poteri economici e finanziari, ricordare e ribadire i valori sulla base dei quali tali istituzioni sono nate risulta l’unico antidoto efficace contro una potenziale deriva autoritaria. 
La strategia che che il governo Renzi, in continuità con quelli che lo hanno preceduto nell’ultimi vent’anni, sta cercando di perseguire con lo scopo di ridurre diritti e tutele dei cittadini a beneficio del mercato e degli interessi dei poteri forti passa anche, se non soprattutto, attraverso la riforma costituzionale recentemente approvata dal Parlamento e che, più che riformare, ha l’obiettivo di depotenziare la carta costituzionale al fine di rendere gli italiani progressivamente sempre meno cittadini e sempre più sudditi. 
Perché se rendi meno efficace la Legge da cui discende tutto l’ordinamento dello Stato, poi puoi produrre altre leggi che facciano in modo che chi ha soldi e potere continui ad accumulare sempre più soldi e sempre più potere a spese di tutti gli altri.
Ma, dal momento che non è vero che partecipare alla vita pubblica è inutile perché tanto non cambia niente, questa deriva autoritaria si può, e si deve impedire. Per fare questo occorre che gli italiani inizino finalmente a rendersi conto che devono impegnarsi in prima persona, e riprendersi la politica. 
Il referendum fallito di domenica scorsa rappresenta sicuramente un’occasione persa; tuttavia da esso potrebbe comunque nascere qualcosa di utile. Perché la rete di comitati, di relazioni, di esperienze che, nonostante un boicottaggio mediatico pesantissimo orchestrato da Renzi, è riuscita a portare a votare 15 milioni di italiani su un quesito di difficile comprensione, rappresenta un patrimonio di impegno e partecipazione che non deve essere gettato al vento. Un altro dato importante per la battaglia di democrazia in questo paese sarà il referendum cui saremo chiamati nel prossimo ottobre, proprio per confermare la citata modifica costituzionale.
In mezzo ci sono dei mesi che devono essere messi a frutto per creare informazione, consapevolezza, e voglia di agire e di partecipare in quella parte di Paese che queste cose le ho smarrite o, in alcuni casi non è mai conosciute.
Ecco perché è importante che questo 25 aprile sia vissuto sotto questa luce e che tanta gente scende in piazza nelle varie manifestazioni che come sempre si terranno nelle piazze italiane. Sarà un modo per dimostrare a Renzi e ai suoi (soprattutto quelli da cui lui prende ordini) che questo Paese non è sopito, disilluso, superficiale e indolente come loro lo vorrebbero.
Sarà un’occasione, per la parte su italiani che questo Paese lo vuole salvare, di incontrarsi, di conoscersi, di scambiarsi opinioni, motivazioni ed esperienze. Di respirare tutti insieme quell’aria di Resistenza di cui c’è un feroce bisogno.
Ora, è sempre, Resistenza!

  
 

IL NOSTRO PENSIERO SENZA QUORUM

aprile 18, 2016

“Il nostro pensiero senza QUORUM”
Forse ci accuserete per quello che state per leggere. Forse ci direte che sono solo le lagne dello sconfitto che si lamenta delle regole del gioco. Forse. Ma vi sbagliate. 
E’ vero, nel merito del quesito di oggi abbiamo preso una posizione. L’abbiamo presa valutando, per quanto ci è stato possibile, i pro e contro di ogni alternativa. Una ci ha convinto leggermente di più, l’altra leggermente di meno. Leggermente, appunto: è inutile negare che anche la posizione che abbiamo scartato, il no, ha degli indubbi vantaggi dalla sua, anche solo per il fatto che dei pozzi già esistenti verranno sfruttati completamente. 
Quindi sì, siamo andati a votare e no, non ci stracceremo le vesti se quegli impianti rimarranno in funzione anche dopo scaduta la concessione. 
Ci permettiamo però una considerazione: al di là di tutto dovrebbe essere evidenziato il fatto che chi ha boicottato il referendum, e ora ne taccia di demagogia i promotori, abbia fatto lui per primo della demagogia. Perché nessuno di quelli che ha promosso il Sì ha mai pensato o detto che, in caso di vittoria, da domani si sarebbe smesso di usare il petrolio. 
Tuttavia, se non si prende coscienza del fatto che quello dei combustibili fossili è un modello energetico vecchio e non si mandano dei SEGNALI (come poteva essere il referendum di ieri) che si vuole andare in un’altra direzione, ma al contrario si dà per scontato che petrolieri e multinazionali possono fare quello che vogliono, il sistema non lo si cambierà mai. 
E fa anche rabbia la pervicace difesa dello status quo anche da parte di chi (cioè la maggior parte dei cittadini) ha tutto da perdere a mantenerlo tale.
Ma la cosa che non riusciamo davvero a concepire è il sistematico svantaggio che ad ogni consultazione referendaria colpisce chi si propone di abrogare la legge sotto quesito. 
Il Quorum, strumento pensato per proteggere i cittadini dal pericolo che una ristretta minoranza di interessanti avesse il potere di veto su una legge, si è rivelato negli anni lo scudo dietro il quale i conservatori si sono barricati per non uscire allo scoperto, per non dichiarare a carte scoperte che la legge in quesito, con tutte le sue pecche, debba essere mantenuta.
E così si arriva all’aberrazione delle aberrazioni: forze politiche, partiti per giunta, nominalmente garanti della democrazia che spingono all’astensione. Al non recarsi alle urne. In altre parole, a non esercitare il potere, che, Costituzione alla mano, appartiene al popolo. Al popolo e a nessun altro.  

 Questo non è un invito ad astenersi dal prendere una decisione su un quesito che può apparire incomprensibile. Per assurdo, un tale anomalo invito si dovrebbe declinare nell’indicazione di recarsi alle urne, in quanto dovere Costituzionale, registrarsi, avere il timbro sulla tessera e annullare la scheda. In questo modo, la vera astensione, cioè la presa d’atto di non essere in grado di decidere, si deve accompagnare infatti al desiderio che altri cittadini, magari più informati o semplicemente più decisi, possano deliberare in nostra vece sulla questione in oggetto.

Ma non è questo il caso. Questa è semplicemente la richiesta di non esercitare il proprio potere, che in teoria sarebbe, come già detto, sia un diritto sia un dovere Costituzionale. Sono due gli effetti nefasti di questo meccanismo. Il primo è che, grazie alla soglia rappresentata dal Quorum, nemmeno gli altri cittadini, che invece hanno coscienza del quesito, sono in grado di esercitare il potere, dato l’annullamento della consultazione. Già questo ci sembra una violazione dei nostri diritti di cittadini. In secondo luogo, si avvalla la prassi perversa del non esercizio del potere stesso, il quale a lungo andare va a braccetto con la disaffezione alla politica e all’apatia nei confronti delle Istituzioni. Cioè, con il fatto che il potere venga esercitato da altri soggetti fuori da chi detiene la sovranità. Per metterla giù dura: ogniqualvolta un cittadino non esercita il proprio potere, lo spettro dell’autoritarismo un pochettino si materializza. 
Nel merito dei referendum, ci costa ammetterlo: aveva ragione Beppe Grillo. Il Quorum va eliminato. Forse non è poi così vero che esso funge da scudo contro le decisioni di pochi lobbisti. Se il Quorum non ci fosse, nessuna forza politica inviterebbe a quella distorsione chiamata astensione dall’esercizio del potere: ogni fazione dovrebbe schierarsi e fare campagna per motivare le folle a votare. Paradossalmente, il motivo di ciò sarebbe proprio per evitare lo spauracchio di un voto di pochi.  
Infine, forse saremo noi ad essere paranoici, ma vediamo un filo conduttore tra l’invito all’astensione al referendum odierno e la riforma costituzionale, volta a svuotare di potere il legislativo (l’unico il cui organo è eletto dai cittadini) a favore dell’esecutivo. Il principio è lo stesso: meno potere per il cittadino, più per chi già è al governo. E’ una questione di puro principio, di pura filosofia politica. 

E noi, semplicemente non ci stiamo.

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