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LEGALITA’: A PAROLE NON BASTA

luglio 15, 2016

Fra pochi giorni, il 19 luglio, come ogni anno, le istituzioni celebreranno l’anniversario dell’assassinio del giudice Paolo Borsellino, e dei componenti della sua scorta, dopo aver fatto lo stesso lo scorso 23 maggio, in memoria di Giovanni Falcone, della moglie e degli agenti di scorta.

Purtroppo però l’Italia è un paese dove la legalità viene ampiamente celebrata, ma molto poco praticata.

Basterebbe pensare a tutta la vicenda legata alla trattativa Stato mafia, e di come stata gestita da una parte, peraltro molto importante, delle istituzioni, le stesse delle celebrazioni di cui sopra.

E poi ci sono gli esempi del quotidiano, quelli che toccano direttamente indirettamente tutti cittadini che contribuiscono a rendere questo paese è un posto molto meno civile di quello che potrebbe essere.

Facciamo un esempio. Vi ricordate la vicenda degli abusi edilizi nel comune di Licata? Probabilmente no, perché risale allo scorso mese di maggio, e i mezzi di informazione italiana fanno presto a dimenticarsi le notizie.

Riassumendo molto velocemente: nel Comune siciliano di Licata (in provincia di Agrigento) il Sindaco Angelo Cambiano, agendo nell’interesse dei cittadini, ha ordinato la demolizione di alcune delle numerose ville abusive sorte nel corso degli anni in aree, molte delle quali lungo il litorale, dove non esisteva diritto di costruire.

A seguito di questi interventi contro l’abusivismo il Sindaco oltre aver subito minacce ha visto anche incendiare l’abitazione del proprio padre.

Questi eventi gravi hanno causato una levata di scudi della politica e dei mezzi di comunicazione la difesa dell’operato di un Sindaco onesto e coraggioso che ha fatto l’interesse della collettività a discapito di quello di pochi individui? No, questo non è avvenuto. O meglio se da un lato una parte della società civile si è schierata a favore del sindaco, dall’altro lato si è dovuto assistere a spettacoli indegni come il blocco delle ruspe da parte degli abusivi, e la difesa di questi ultimi da parte di giornalisti del servizio pubblico, (quindi pagati con soldi degli italiani), all’interno di trasmissioni di informazione della rete ammiraglia Rai.

Cioè, la situazione è questa: per anni a Licata, (ma questo potrebbe essere valido per moltissimi altri comuni italiani), qualcuno ha costruito edifici senza averne nessun diritto, in taluni casi su terreni di proprietà pubblica, senza nemmeno prendersi il disturbo di sanare la propria situazione di irregolarità pagando quanto dovuto in sede di condono edilizio (ce ne sono stati ben tre nel corso degli anni di governo di Berlusconi); molti di questi edifici non erano nemmeno utilizzati come prima abitazione, ma fungevano da casa per le vacanze.

Non siamo quindi di fronte a persone disagiate che hanno cercato di far valere il proprio diritto la casa come meglio potevano; al contrario siamo in presenza di soggetti furbi che, al fine di ottenere vantaggi personali, hanno frodato la collettività, cioè tutti noi.

Poi è stato eletto un Amministratore pubblico che, finalmente, decide di ristabilire la legalità e ordina ti abbattere gli edifici costruiti fuori legge; questa persona, invece di ricevere il plauso delle istituzioni e dei mezzi di comunicazione e di essere difeso dagli attacchi di chi invece è uscito dalla legalità e anteposto il proprio interesse personale a quello pubblico, viene lasciato da solo e isolato.

Questa è la stessa Italia dove quando quei poveracci, che sono veramente senza casa, che veramente non hanno un posto dove andare, si permettono di occupare qualcuno dei tanti edifici di proprietà di grandi società immobiliari e da queste ultime lasciati vuoti per mera logica di speculazione, allora vengono sgombrati a suon di cariche della polizia.

In Italia il diritto alla casa viene garantito solo a chi ha fatto il furbo e si è costruito la villa abusiva.

Quelli che mi hanno realmente bisogno, possono pure venire in mezzo a una strada.

In Italia vengono premiarono furbi e oppressi i deboli.

Ecco, le cause del perché questo paese va così male stanno tutti qui. Questo paese prosegue nel suo declino proprio perché esiste un substrato di illegalità diffusa che basa la propria essenza su una forma strisciante di individualismo e di avidità che si è diffusa a macchia d’olio nel corso degli anni, e che viene costantemente alimentata da chi detiene il potere dal momento che proprio grazie questo individualismo costoro si garantiscono affari milionari e l’accumulazione di sempre maggiore potere.

Quello che ha fatto Sindaco di Licata dovrebbe costituire la normalità, non l’eccezione; dovrebbero farlo tutti i Sindaci e gli amministratori pubblici italiani, ma come pensiamo che possa essere possibile, quando c’è tutto un sistema di potere che va in direzione esattamente contraria? L’unica soluzione possibile è che siano i cittadini stessi a agire e a spingere verso la legalità. Non è un tema che possiamo permetterci di demandare ad altri.

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25 APRILE: OGGI RIBADIAMO LA RESISTENZA

aprile 25, 2016

Il 25 aprile è, non ci stancheremo mai di ripeterlo, una ricorrenza di fondamentale importanza per la nostra Democrazia. 
Ricordare, celebrare e rinnovare ogni anno i valori della Resistenza che ha portato alla liberazione del paese della tirannide nazifascista è un tributo dovuto a tutti coloro che hanno combattuto per raggiungere questo risultato, ed è anche un esercizio fondamentale per la coscienza civile di un intero popolo.
Che i valori della Resistenza siano attuali e necessari lo dice la stessa situazione politica in cui si trova l’Italia nostri giorni. 
In un Paese dove le Istituzioni democratiche vengono progressivamente svuotate di contenuti a beneficio di un governo (che assume sempre più i contorni di un uomo solo al comando), al servizio di grandi poteri economici e finanziari, ricordare e ribadire i valori sulla base dei quali tali istituzioni sono nate risulta l’unico antidoto efficace contro una potenziale deriva autoritaria. 
La strategia che che il governo Renzi, in continuità con quelli che lo hanno preceduto nell’ultimi vent’anni, sta cercando di perseguire con lo scopo di ridurre diritti e tutele dei cittadini a beneficio del mercato e degli interessi dei poteri forti passa anche, se non soprattutto, attraverso la riforma costituzionale recentemente approvata dal Parlamento e che, più che riformare, ha l’obiettivo di depotenziare la carta costituzionale al fine di rendere gli italiani progressivamente sempre meno cittadini e sempre più sudditi. 
Perché se rendi meno efficace la Legge da cui discende tutto l’ordinamento dello Stato, poi puoi produrre altre leggi che facciano in modo che chi ha soldi e potere continui ad accumulare sempre più soldi e sempre più potere a spese di tutti gli altri.
Ma, dal momento che non è vero che partecipare alla vita pubblica è inutile perché tanto non cambia niente, questa deriva autoritaria si può, e si deve impedire. Per fare questo occorre che gli italiani inizino finalmente a rendersi conto che devono impegnarsi in prima persona, e riprendersi la politica. 
Il referendum fallito di domenica scorsa rappresenta sicuramente un’occasione persa; tuttavia da esso potrebbe comunque nascere qualcosa di utile. Perché la rete di comitati, di relazioni, di esperienze che, nonostante un boicottaggio mediatico pesantissimo orchestrato da Renzi, è riuscita a portare a votare 15 milioni di italiani su un quesito di difficile comprensione, rappresenta un patrimonio di impegno e partecipazione che non deve essere gettato al vento. Un altro dato importante per la battaglia di democrazia in questo paese sarà il referendum cui saremo chiamati nel prossimo ottobre, proprio per confermare la citata modifica costituzionale.
In mezzo ci sono dei mesi che devono essere messi a frutto per creare informazione, consapevolezza, e voglia di agire e di partecipare in quella parte di Paese che queste cose le ho smarrite o, in alcuni casi non è mai conosciute.
Ecco perché è importante che questo 25 aprile sia vissuto sotto questa luce e che tanta gente scende in piazza nelle varie manifestazioni che come sempre si terranno nelle piazze italiane. Sarà un modo per dimostrare a Renzi e ai suoi (soprattutto quelli da cui lui prende ordini) che questo Paese non è sopito, disilluso, superficiale e indolente come loro lo vorrebbero.
Sarà un’occasione, per la parte su italiani che questo Paese lo vuole salvare, di incontrarsi, di conoscersi, di scambiarsi opinioni, motivazioni ed esperienze. Di respirare tutti insieme quell’aria di Resistenza di cui c’è un feroce bisogno.
Ora, è sempre, Resistenza!

  
 

IL NOSTRO PENSIERO SENZA QUORUM

aprile 18, 2016

“Il nostro pensiero senza QUORUM”
Forse ci accuserete per quello che state per leggere. Forse ci direte che sono solo le lagne dello sconfitto che si lamenta delle regole del gioco. Forse. Ma vi sbagliate. 
E’ vero, nel merito del quesito di oggi abbiamo preso una posizione. L’abbiamo presa valutando, per quanto ci è stato possibile, i pro e contro di ogni alternativa. Una ci ha convinto leggermente di più, l’altra leggermente di meno. Leggermente, appunto: è inutile negare che anche la posizione che abbiamo scartato, il no, ha degli indubbi vantaggi dalla sua, anche solo per il fatto che dei pozzi già esistenti verranno sfruttati completamente. 
Quindi sì, siamo andati a votare e no, non ci stracceremo le vesti se quegli impianti rimarranno in funzione anche dopo scaduta la concessione. 
Ci permettiamo però una considerazione: al di là di tutto dovrebbe essere evidenziato il fatto che chi ha boicottato il referendum, e ora ne taccia di demagogia i promotori, abbia fatto lui per primo della demagogia. Perché nessuno di quelli che ha promosso il Sì ha mai pensato o detto che, in caso di vittoria, da domani si sarebbe smesso di usare il petrolio. 
Tuttavia, se non si prende coscienza del fatto che quello dei combustibili fossili è un modello energetico vecchio e non si mandano dei SEGNALI (come poteva essere il referendum di ieri) che si vuole andare in un’altra direzione, ma al contrario si dà per scontato che petrolieri e multinazionali possono fare quello che vogliono, il sistema non lo si cambierà mai. 
E fa anche rabbia la pervicace difesa dello status quo anche da parte di chi (cioè la maggior parte dei cittadini) ha tutto da perdere a mantenerlo tale.
Ma la cosa che non riusciamo davvero a concepire è il sistematico svantaggio che ad ogni consultazione referendaria colpisce chi si propone di abrogare la legge sotto quesito. 
Il Quorum, strumento pensato per proteggere i cittadini dal pericolo che una ristretta minoranza di interessanti avesse il potere di veto su una legge, si è rivelato negli anni lo scudo dietro il quale i conservatori si sono barricati per non uscire allo scoperto, per non dichiarare a carte scoperte che la legge in quesito, con tutte le sue pecche, debba essere mantenuta.
E così si arriva all’aberrazione delle aberrazioni: forze politiche, partiti per giunta, nominalmente garanti della democrazia che spingono all’astensione. Al non recarsi alle urne. In altre parole, a non esercitare il potere, che, Costituzione alla mano, appartiene al popolo. Al popolo e a nessun altro.  

 Questo non è un invito ad astenersi dal prendere una decisione su un quesito che può apparire incomprensibile. Per assurdo, un tale anomalo invito si dovrebbe declinare nell’indicazione di recarsi alle urne, in quanto dovere Costituzionale, registrarsi, avere il timbro sulla tessera e annullare la scheda. In questo modo, la vera astensione, cioè la presa d’atto di non essere in grado di decidere, si deve accompagnare infatti al desiderio che altri cittadini, magari più informati o semplicemente più decisi, possano deliberare in nostra vece sulla questione in oggetto.

Ma non è questo il caso. Questa è semplicemente la richiesta di non esercitare il proprio potere, che in teoria sarebbe, come già detto, sia un diritto sia un dovere Costituzionale. Sono due gli effetti nefasti di questo meccanismo. Il primo è che, grazie alla soglia rappresentata dal Quorum, nemmeno gli altri cittadini, che invece hanno coscienza del quesito, sono in grado di esercitare il potere, dato l’annullamento della consultazione. Già questo ci sembra una violazione dei nostri diritti di cittadini. In secondo luogo, si avvalla la prassi perversa del non esercizio del potere stesso, il quale a lungo andare va a braccetto con la disaffezione alla politica e all’apatia nei confronti delle Istituzioni. Cioè, con il fatto che il potere venga esercitato da altri soggetti fuori da chi detiene la sovranità. Per metterla giù dura: ogniqualvolta un cittadino non esercita il proprio potere, lo spettro dell’autoritarismo un pochettino si materializza. 
Nel merito dei referendum, ci costa ammetterlo: aveva ragione Beppe Grillo. Il Quorum va eliminato. Forse non è poi così vero che esso funge da scudo contro le decisioni di pochi lobbisti. Se il Quorum non ci fosse, nessuna forza politica inviterebbe a quella distorsione chiamata astensione dall’esercizio del potere: ogni fazione dovrebbe schierarsi e fare campagna per motivare le folle a votare. Paradossalmente, il motivo di ciò sarebbe proprio per evitare lo spauracchio di un voto di pochi.  
Infine, forse saremo noi ad essere paranoici, ma vediamo un filo conduttore tra l’invito all’astensione al referendum odierno e la riforma costituzionale, volta a svuotare di potere il legislativo (l’unico il cui organo è eletto dai cittadini) a favore dell’esecutivo. Il principio è lo stesso: meno potere per il cittadino, più per chi già è al governo. E’ una questione di puro principio, di pura filosofia politica. 

E noi, semplicemente non ci stiamo.

REFERENDUM 17 APRILE 2016, NOI VOTIAMO SI!

aprile 13, 2016

Anche se la televisione e grandi mezzi di comunicazione ne parlano molto poco, domenica 17 aprile in Italia si vota. 

Si vota per un referendum, il referendum sulle trivelle.

 

Di cosa si tratta? Come tutti i referendum in Italia quello del 17 aprile è un referendum abrogativo, cioè serve ad eliminare una legge.

 

Per la precisione viene chiesto agli italiani se vogliono eliminare una parte di una legge che, secondo chi promuove il Referendum, risulta dannosa per il Paese ed i suoi cittadini.

 

In questo caso la legge in questione consente che le stazioni per la estrazione di idrocarburi (petrolio e gas) con titoli abilitativi già rilasciati e posizionate entro le 12 miglia marine, possano proseguire le loro attività anche oltre la data di cessazione della loro autorizzazione, fino all’esaurimento del giacimento.

 

Ad esempio, oggi, se una stazione per l’estrazione del petrolio in mare, possiede un’autorizzazione ad operare fino al dicembre del 2020, grazie alla legge in vigore, essa può andare avanti a estrarre idrocarburi fino a che il giacimento non si è esaurito, indipendentemente dalla data dell’autorizzazione.

 

Un bel regalo per le società petrolifere, che oggi possono permettersi di estrarre gli idrocarburi, bene di proprietà dello Stato, senza avere alcun limite di tempo!

 

Votando Sì a questo referendum si chiede di eliminare questa norma; di conseguenza, in caso di vittoria del Sì, la suddetta piattaforma autorizzata fino al 2020 dovrebbe chiudere le attività una volta scattato quel termine.

 

Se vince il No la situazione rimane quella attuale, molto permissiva a vantaggio delle società petrolifere.

 

Noi di Brugherio Futura crediamo che sia importante andare a votare a questo Referendum e voteremo Sì.

 

Voteremo Sì perché le trivelle per l’estrazione degli idrocarburi di cui sono disseminate la terraferma ed il mare del nostro Paese sono l’espressione di un modello energetico vecchio, e costoso, basato sui combustibili fossili, che sta tuttora frenando lo sviluppo delle fonti rinnovabili e l’attuazione di una seria politica di efficienza energetica.

 

In Italia sono 144 le concessioni per lo sfruttamento di gas e petrolio, fra terraferma e (soprattutto) mare, oltre ai 113 permessi di ricerca rilasciati.

 

Le trivelle sono pericolose per l’ambiente perché generano inquinamento e sono spesso soggette ad incidenti (basti pensare ai danni per le fuoriuscite di greggio in mare, o quelli causati dalle ricerche con la tecnica dell’air gun, il cannone ad aria compressa, che sconvolge l’ecosistema marino).

 

Noi invece riteniamo che il territorio, quindi anche il mare, debbano essere salvaguardati perché sono la vera ricchezza di questo Paese e sono fondamentali sia per la salute dei cittadini sia per consentire uno sviluppo economico amico dell’ambiente e della natura.

 

Coloro che sono favorevoli le trivelle cercano di convincere la gente che la vittoria del Sì significherebbe perdere posti di lavoro ed essere ancora più schiavi dell’importazione idrocarburi dall’estero.

 

Queste sono due grosse bugie; infatti uscire gradualmente dalla dipendenza del petrolio e del idrocarburi e orientare il sistema energetico italiano all’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili e ad una maggiore efficienza energetica creerebbe molti posti di lavoro di quelli che attualmente sono garantiti delle trivelle, e si tratterebbe di posti di lavoro operanti in un’economia virtuosa, e sostenibile ecologicamente ed economicamente.

 

Di fatto, nessun posto di lavoro è a rischio per colpa del referendum. Il settore dell’estrazione di idrocarburi è in crisi e vede diminuire i suoi occupati già da anni, perché è un settore che non ha mai puntato sull’innovazione e perché i consumi di gas e petrolio sono in riduzione da anni.

 

Inoltre, se vince il Sì, le piattaforme non chiuderanno ma saranno ripristinate le scadenze delle concessioni rilasciate, esattamente come previsto prima della Legge di Stabilità 2016.

 

Le stazioni di estrazioni in Italia hanno un numero di occupati attorno alle 9000 unità; se invece lo Stato investisse seriamente nel settore delle rinnovabili e dell’efficienza si potrebbero generare 600mila posti di lavoro.

 

Inoltre il quantitativo di petrolio e di gas che sarebbe possibile estrarre da tutte le trivelle l’Italia se potessero continuare a funzionare fino all’esaurimento di giacimenti è una quantità molto ridotta; le piattaforme entro le dodici miglia, forniscono il 3% dei nostri consumi di gas e meno dell’1% di quelli di petrolio; se si conteggiano tutte le riserve presenti nei nostri fondali marini si arriva a 7,6 milioni di tonnellate di petrolio, (calcoli del Ministero dello Sviluppo Economico): un quantitativo che coprirebbe la richiesta nazionale per sole sette settimane; aggiungendo le riserve su terraferma si arriverebbe a 13 mesi.

 

Per quanto concerne il gas, esso è presenti in quantità maggiori, (53,7 milioni di metri cubi), ma comunque abbastanza ininfluenti sul bilancio energetico italiano.

 

Questo è quello che dicono i dati scientifici; il resto è propaganda del Governo e delle lobby di cui esso è al servizio.

 

Noi chiediamo agli italiani di andare a votare il 17 aprile e di votare Sì.

 

È importante per l’ambiente del nostro Paese, ed è importante anche per la democrazia, perché il referendum sono un’arma attraverso la quale i cittadini possono esprimere il proprio parere e orientare in modo diretto la politica di chi ci governa.

 

Il fatto che il governo Renzi e il Partito Democratico si siano espressi invitando gli italiani ad astenersi, è il chiaro esempio di come questi signori di democratico abbiamo solo il nome.

 

Se fossero realmente convinti della bontà dell’ora comincia azioni avrebbero il coraggio e la dignità politica ed istituzionale di difenderle e di invitare i cittadini a esercitare il proprio diritto.

 

Andare a votare significa anche questo, dimostrare a chi ci governa che noi italiani abbiamo a cuore questo Paese, e non siamo disposti a tollerare che i potenti lo trattino come una loro proprietà personale. 

  

   
SE NON VUOI LE TRIVELLE, IL 17 APRILE VAI A VOTARE E VOTA Sì!

PGT BRUGHERIO: A ESSER BUONI, NON UN GRANCHÉ 

marzo 21, 2016
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Il Comune di Brugherio si avvia ad avere un nuovo Piano di Governo del Territorio, che sostituirà quello del Commissario straordinario.
Nei mesi precedenti abbiamo già avuto modo di esprimere il nostro parere sul Piano del centro in un articolo di questo blog (clicca qui per leggere).
Oggi vogliamo esprimere le nostre impressioni su alcuni ulteriori aspetti, secondo noi critici, di questo nuovo PGT.
Se, da un lato, dobbiamo dare atto che quest’ultimo ha il pregio di vedere eliminata l’area strategica denominata “Porta Nord”, (in precedenza collocata a nord della città, lungo viale Lombardia) destinando tale zona ad entrare a far parte del PLIS (Parco Locale di Interesse Sovracomunale) Est delle Cave, dall’altro ha il difetto di vedere mantenuta l’altra area strategica che il Piano Regolatore del 2005 aveva individuato fra via Quarto e l’ingresso della Tangenziale Est, la cosiddetta “Porta Sud”.
Dal punto di vista urbanistico un area strategica è, in sostanza, un area che mantiene la propria destinazione d’uso (ad esempio, agricola) ma che, qualora vengano presentati progetti di alto valore per la comunità, può consentirne la realizzazione senza necessità di variare il PGT.
Secondo noi l’Amministrazione Comunale avrebbe dovuto mostrare maggiore coraggio, e cancellare anche l’area strategica a sud.
In un’intervista il Sindaco Troiano ha dichiarato in merito a quest’ultima che:”Non sono previste realizzazioni di tipo privato o banalmente residenziale. Si è individuata come area strategica del Comune. Essendo l’area a ridosso dell’uscita della tangenziale, potrebbe essere adatta per realizzare strutture universitarie o con funzioni sociali.”
In realtà però da quando è stata classificata come area strategica, nel 2004, l’unica proposta ricevuta dal Comune (e non realizzata), riguardava la realizzazione del cosiddetto progetto “Porta Sud”, comprendente residenza, alberghi, centri congressi, parcheggi (niente strutture universitarie o funzioni sociali, dunque). In aggiunta a ciò è opportuno tenere presente che l’area in questione, definita dagli ambiti di trasformazione AT-04 e AT-05 (quest’ultima a destinazione produttiva), andrebbe considerata insieme all’ambito, AT-06, (edilizia residenziale in via Magellano) perché, anche se sono interventi distinti; se venissero realizzati tutti, in quella zona verrebbero costruiti fra, capannoni, residenza etc, decine (ma più probabilmente centinaia di migliaia di metri cubi).
Altro elemento negativo di questo nuovo PGT è quanto previsto in via Turati , nella zona che attualmente ospita le giostre in occasione della Festa di Brugherio (ambito di trasformazione AT-01). In questo caso si parla di centro diurno per anziani e/o persone con disabilità, residenza sanitaria per anziani più una piazza e un parco urbano.
Forse qualcuno ricorderà che, già nel corso dell’Amministrazione guidata da Carlo Cifronti, era stata proposta su quell’area un intervento molto simile (il cosiddetto Progetto Panda a cui noi di Brugherio Futura eravamo contrari) e che questa aveva suscitato l’opposizione di molti cittadini, primi fra tutti quelli che abitavano in quella zona, che chiedevano di avere un parco, anziché nuove costruzioni.
Tali considerazioni rimangono valide ancora oggi; infatti l’area in questione potrebbe essere sistemata e adibita a parco senza che vi sia bisogno di far costruire nuovi metri cubi in una zona già satura. Inoltre, se consideriamo che questo nuovo PGT, prevede comunque l’ampliamento della casa di riposo di via Dante, viene da chiedersi se siamo sicuri che ci sia ancora necessità di una nuova struttura per anziani a Brugherio. Non si potrebbe aspettare che si avvii e consolidi l’ampliamento di via Dante prima di decidere che servono nuovi spazi? E devono essere per forza realizzati su un terreno verde? Non si può riqualificare un edificio dismesso? O farlo fare a qualche operatore come standard su un intervento edilizio già previsto?
Sempre il Sindaco Troiano, in un intervista, ha dichiarato:
“[…] ci siamo accorti che l’attuazione del piano (Piano Regolatore ndr) era ferma al 14%. Addirittura in relazione al Prg approvato dalla Amministrazione di Carlo Cifronti. Di ben due mandati precedenti. A questo si aggiungevano le ulteriori previsioni fatte nel Pgt approvato dal commissario. […] Certo, si può anche pensare: non importa se non partono nuove operazioni urbanistiche, tanto di case ce ne sono a già sufficienza. In realtà il meccanismo legava l’ottenimento di strutture comunali all’attuazione delle operazioni urbanistiche previste.

[…] Di conseguenza ci sono state minori capacità del nostro comune a fornire prestazione e servizi ai cittadini.”

Quindi siamo di fronte a dati inconfutabili che indicano che non c’è necessità di nuove costruzioni a Brugherio (basterebbe osservare il numero di annunci di immobili in vendita per avere un sentore immediato di questa situazione), tuttavia nelle parole del Sindaco c’è l’ammissione esplicita dell’incapacità del Comune di adempiere ad una parte delle proprie funzioni a meno di non svendere il proprio suolo ai costruttori.
Questo nuovo PGT non differisce dagli altri che lo hanno preceduto nella concezione di fondo che “qualche cosa si deve far costruire”. Peccato che il programma elettorale della coalizione che governa Brugherio affermasse che avrebbero attuato il “consumo di suolo zero”.
In Italia è in vigore un meccanismo perverso fatto di leggi e norme che partono dallo Stato centrale e dalle Regioni e arrivano a indurre i Comuni a barattare la qualità del proprio ambiente e la salute dei propri cittadini con gli oneri di urbanizzazione. E’ un meccanismo che occorre spezzare subito, perché il suolo è un bene non riproducibile, ed il terreno edificato è un pezzo di natura perso per sempre, e una volta persa la natura i cittadini ci rimettono in in salute.
Il nostro territorio ha già concesso troppo alle costruzioni; non possiamo permetterci di cederne altre porzioni. Non rendersene conto significa non avere compreso la reale portata del consumo di territorio cui è stata soggetta la nostra zona, le ripercussioni negative sulla qualità della vita delle persone da esso generate e, di conseguenza, non essere nelle condizioni di fare fino in fondo il proprio dovere di amministratori pubblici.
Fino al 19 marzo c’era possibilità per i cittadini di presentare osservazioni al Documento adottato dal Consiglio Comunale, prima che poi esso venga approvato in via definitiva (in passato peraltro sono state anche trattate osservazioni presentate tardivamente). Tuttavia sarà difficile che tramite l’istituto delle osservazioni si riesca a correggere in modo significativo i difetti di questo PGT, e per Brugherio sarà una nuova occasione persa.

MILANO E IL SOGNO INFRANTO DEL CAMBIAMENTO 

febbraio 10, 2016

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Quelli che parlano di “tenere assieme la coalizione” del centrosinistra a
Milano fingono di non sapere che essa si è rotta da un pezzo, cioè da quando la Giunta Pisapia e suoi partiti hanno tradito il popolo e i comitati che li avevano fatti vincere nel 2011, governando la città come avrebbe fatto il centrodestra. Da tempo ormai si è rotta l’unica alleanza veramente importante, che avrebbe consentito di cambiare città e politica: quella con i cittadini. 

Ora queste recenti primarie milanesi, con la vittoria di Sala (uomo di destra voluto da Renzi) grazie al cammellaggio (di cinesi e non) e le dichiarazioni dei vincitori secondo cui chi ha perso non deve accampare pretese e deve starsene zitto e buono, si sono mostrate ancora una volta, come se ce ne fosse bisogno, per quello che sono state fin dall’inizio: una arrogante operazione di vertice, per garantire che a Milano la gestione del potere rimanga in mano agli stessi gruppi di interesse (che sono quelli di Expo, legati alla finanza e alla rendita immobiliare). 
In tutto questo l’interesse pubblico dov’è? Semplice: non c’è.

POST IT: il botto di capodanno

gennaio 28, 2016
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Antonio Azzalini, il funzionario della Rai responsabile del capodanno “anticipato” di 40 secondi è stato licenziato.Ok, siamo d’accordo che usare stratagemmi del genere per racimolare qualche spettatore in più è scorretto e anche squallido, (ma è l’espressione di un intero modo di concepire gli affari tipico della nostra società e della nostra economia).Siamo d’accordo che nei confronti di Azzalini dovessero essere presi seri provvedimenti, perché con il suo comportamento ha danneggiato il servizio pubblico.

Però​,
in questo Paese, altri dirigenti e manager (pubblici e non) hanno messo in atto, e continuano a farlo, furti e truffe ben più gravi, depredando i beni comuni e le tasche dei cittadini per miliardi e miliardi (vogliamo parlare di Expo? Degli scandali della sanità lombarda? Dell’Ilva? Delle tante cementificazioni del territorio?delle leggi ad personam?delle poltrone regalare agli amici?Delle buone uscite miliardarie per i manager che distruggono le aziende per cui lavorano? Solo per qualche esempio prendendolo da un elenco che potrebbe diventare chilometrico). Ecco, allora quando chiederemo il conto a questi personaggi? (

E, soprattutto, quando lo riscuoteremo?

)

A quando il “licenziamento” dei politici condannati che ricoprono cariche pubbliche? O magari, con questa “mano pesante”

siamo di fronte alla solita operazione di facciata?, come la Guardia di Finanza mandata da Monti a controllare gli scontrini dei bar a Cortina d’Ampezzo, mentre la finanza italiana (senza Guardia) portava impunemente montagne di euro nei paradisi fiscali di mezzo mondo?

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