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REFERENDUM COSTITUZIONALE 4 DICEMBRE: NOI VOTIAMO NO!

novembre 29, 2016

Il prossimo 4 dicembre gli italiani saranno chiamati alle urne per votare in occasione del referendum costituzionale (clicca qui).

Che cos’è il referendum costituzionale? Si tratta di una consultazione in cui viene chiesto ai cittadini se intendono accettare o rifiutare la modifica alla costituzione approvata dal Parlamento.

Infatti l’art. 138 della Costituzione dice:

“Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.

Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.

Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.”

La riforma voluta dal Governo Renzi non ha ottenuto la maggioranza qualificata e, dal momento che i parlamentari ad essa contrari hanno presentato richiesta (a cui si devono aggiungere le oltre 300.000 firme raccolte e consegnate in Cassazione dal Comitato per il No) il referendum è obbligatorio.

Non si tratta quindi, come Renzi cerca di far credere, di una concessione fatta dal Presidente del Consiglio per fare in modo che i cittadini possano esprimere il proprio parere. Si tratta di un obbligo dovuto al fatto che la legge di riforma costituzionale non ha raccolto il necessario consenso in Parlamento.

Matteo Renzi ha puntato moltissimo su questo referendum, arrivando anche a dichiarare che, se al referendum vincesse il No, cioè se gli italiani decidessero di bocciare la sua riforma costituzionale, si dimetterebbe.

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Questa personalizzazione della consultazione referendaria è scorretta. Il referendum infatti non è uno strumento per esprimere il proprio gradimento sul Governo o sul Presidente del Consiglio; esso è un modo con cui i cittadini devono dire se sono favorevoli o contrari alla nuova Costituzione proposta dalla riforma.

In questo senso i fautori del Sì hanno fatto di tutto per cercare di assicurarsi un vantaggio concependo un quesito referendario “impacchettato”.

Esso infatti costringe l’elettore ad esprimere, con un solo voto, la propria adesione o il proprio dissenso sulla totalità delle modifiche, anche nel caso in cui fosse favorevole solo a parte di esse. In questo modo si cerca di forzare la mano a chi vota, mentre le regole democratiche imporrebbero che, per una questione così complessa come la riforma della Carta Costituzionale, venissero previsti diversi quesiti a seconda delle varie parti che si propone di modificare.

Il motivo per cui il Governo, che è il vero promotore della riforma (mentre dovrebbe essere il Parlamento) ha scelto la strada del quesito unico è che in questo modo ha potuto confondere l’elettorato con una propaganda piena di falsità senza entrare nel merito del contenuto della legge.

Il Governo sperava che i cittadini non si ponessero la seguente domanda: è veramente necessario modificare o meglio stravolgere la nostra Costituzione? Che vantaggio porta al Paese questo stravolgimento? Secondo noi la risposta alla prima domanda è no, non è assolutamente necessario. La risposta alla seconda domanda invece è che non porta nessun beneficio.

Tutta la campagna referendaria del Sì è basata su alcune generiche oltre che false affermazioni, secondo cui la riforma è indispensabile per cambiare l’Italia e renderla più moderna e allineata agli altri Stati europei, per snellire la burocrazia, per approvare le leggi più rapidamente, per abolire il Senato riducendo i costi della politica.

In realtà, nessuna di queste cose è vera.

In primo luogo, l’attuale Costituzione è universalmente riconosciuta come una delle più avanzate del mondo. Basterebbe applicarla appieno e l’Italia sarebbe già così un Paese migliore e più moderno.

Le variazioni previste dalla riforma Renzi-Boschi vanno nella direzione esattamente opposta: complicano le regole, riducono la Democrazia, accentrano il potere nelle mani dell’esecutivo e non riducono le spese pubbliche.

Tanto per cominciare il Senato non viene abolito; semplicemente non verrà più eletto dai cittadini.

 

I 95 senatori presi dagli enti territoriali non saranno pagati come parlamentari, ma non dovranno dimettersi dalla loro funzione di consigliere regionale o di sindaco, e continueranno a svolgerla part-time; questo influirà negativamente sull’efficienza del loro operato che, tanto in Senato, quanto nel loro territorio di proveniente, richiederebbe un impegno a tempo pieno. Minore efficienza significa maggiori costi per i cittadini (ben più dello 0,064% che è il peso dell’attuale Senato sul bilancio dello Stato).

 

Il bicameralismo paritario (a proposito, avete notato che, da quando è iniziata la propaganda referendaria del Sì, i mass media hanno cessato di utilizzare il termine bicameralismo perfetto in uso fino a poco tempo fa? Forse perché temono che il termine perfetto venga associato ad un significato positivo e possa condizionare gli elettori?) non esiste solo in Italia, come sostengono i fautori del Sì.

 

Al contrario, esso è molto diffuso nelle democrazie occidentali, e non solo (Stati Uniti, India, Francia, Canada, Australia e Brasile solo per citarne alcuni).

 

Inoltre, non è affatto vero che tale sistema rallenta l’attività di legiferazione.

 

Se confrontiamo le leggi approvate in varie Nazioni europee nel periodo 1997 – 2011 (fonte: Camera dei Deputati), si osserva che l’Italia non è affatto indietro rispetto agli altri agli altri come numero di leggi approvate.

 

Germania 2153 leggi approvate;

Italia 1894 leggi approvate;

Francia 1385 leggi approvate;

Spagna 700 leggi approvate;

Regno Unito 630 leggi approvate.

 

Il bicameralismo perfetto, o paritario ha lo scopo di evitare che il potere venga concentrato nelle mani di pochi e che le leggi vengano approvate senza ponderazione (e quindi creino problemi una volta entrate in vigore).

 

La riforma di Renzi invece, ha lo scopo di accentrare il potere nelle mani del Presidente del Consiglio inserendo nel testo costituzionale una serie di cattive pratiche utilizzate spesso negli ultimi anni e che hanno l’effetto di ridurre le Camere ad un ruolo subalterno nei confronti dell’Esecutivo.

 

Sono ormai vent’anni infatti, che, per colpa di cattivi comportamenti della classe politica, Camera e Senato (eletti dal popolo) sono ridotte ad un ruolo marginale dall’abuso dei decreti d’urgenza emessi dal Governo, dall’uso continuo e strumentale della fiducia, dal contingentamento dei tempi di discussione.

 

Il Parlamento, che dovrebbe essere il luogo di rappresentanza, di confronto e di mediazione di interessi reali è ridotto a sede di ratifica di decisioni prese dall’Esecutivo.

 

Anche le Regioni verranno ridimensionate nelle loro prerogative. La riforma prevede infatti una nuova ripartizione delle materie di competenza, rispettivamente, dello Stato o delle Regioni ordinarie, e reintroduce una clausola di supremazia statale. Ulteriore conferma dell’impostazione verticistica che questa modifica costituzionale vuole imporre allo Stato.

 

Incomprensibilmente nulla cambia, invece, per le Regioni a Statuto speciale, che mantengono intatti i propri privilegi.

 

A questo si aggiunge una pessima legge elettorale vigente (il cosiddetto porcellum, giudicata anticostituzionale dalla Consulta) ed una altrettanto brutta ideata da Renzi (l’italicum) che consentono anche ad una minoranza di governare grazie a meccanismi che premiano con molti seggi in Parlamento il partito che ha ottenuto più voti, anche se quest’ultimo non rappresenta la maggioranza degli elettori.

 

Il problema quindi, non è la Costituzione, ma la classe politica italiana. Per risolvere tale problema non serve stravolgere la Costituzione.

 

E’ necessario piuttosto che i cittadini il 4 dicembre la difendano votando No al referendum e, successivamente a quella data, ritornino a partecipare attivamente alla vita pubblica del Paese, riprendendo la Politica nelle proprie mani e mandando a casa questa classe dirigente incapace e serva dei Poteri Forti.

 

NOI, IL 4 DICEMBRE, VOTIAMO NO!

 

CARUGATE: CAROSELLO DELLA GIUNTA

novembre 25, 2016

Lo scorso lunedì 21 novembre, noi di Brugherio Futura siamo andati a Carugate dove, presso l’auditorium delle scuole medie, l’Amministrazione Comunale guidata dal Sindaco Maggioni ha presentato il nuovo progetto di ampliamento del Centro Commerciale Carosello presentato dalla Società Eurocommercial (di questa versione avevamo parlato in un precedente articolo; clicca qui per leggere).

Dal punto di vista strettamente legato al progetto, come era prevedibile, non ci sono grandi novità: si tratta sempre di un intervento da decine di migliaia di metri cubi di cemento e asfalto, che sacrificherebbe migliaia di metri quadrati di verde (sul Parco degli Aironi, ma non solo) per portare ancora più traffico, rumore e inquinamento in un territorio già densamente urbanizzato, a beneficio di un centro commerciale che già ora riceve 30.000 automobili al giorno.

Il progetto era pessimo prima, e rimane pessimo anche in questa nuova versione.

La novità in senso negativo è rappresentato invece dall’atteggiamento della nuova Giunta di Carugate che, in quanto ad arroganza, scarso senso della Democrazia e sudditanza nei confronti di Eurocommercial, non ha nulla da invidiare alla precedente amministrazione a targa PD, o ai loro colleghi di Cernusco sul Naviglio.

L’auditorium si presentava pieno di gente e, la grande maggioranza degli interventi del pubblico sono risultati contrari all’intervento di ampliamento.

Evidentemente i carugatesi, così come molti loro vicini di casa brugheresi e cernuschesi che avevano firmato in massa la petizione proposta dal Forum Ambiente Parco Est delle Cave, rimangono preoccupati per l’inquinamento causato dalle autovetture, e ritengono che il suolo, il territorio verde non edificato sia un patrimonio, un bene comune da salvaguardare.

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L’Assemblea del 21 novembre 2016 a Carugate

Un’Amministrazione Comunale che avesse a cuore gli interessi dei cittadini dovrebbe quindi prendere atto che l’ampliamento non deve essere realizzato.

A dire la verità, tenuto conto dell’andamento avuto negli anni scorsi dal dibattito relativo a tale questione, avrebbe dovuto già convincersene prima. Chi conosce il territorio in cui viviamo e ne ha a cuore la tutela non può non capire che è impellente la necessità di giungere in fretta al consumo di suolo zero, e che, di conseguenza, l’idea di ampliare ulteriormente l’area commerciale di Carugate è assolutamente da non prendere in considerazione.

La Lista Civica che da luglio governa Carugate in effetti si era posta in modo critico nei confronti dell’espansione di Carosello quando era all’opposizione, e nel programma elettorale (con cui ha vinto le elezioni Comunali 2016) non ha indicato di voler concedere tale intervento in caso di vittoria.

Invece non appena si sono insediati in Municipio hanno cambiato bandiera. Non un grande esempio di coerenza.

E le cose sono andate ancora peggio lunedì quando, di fronte alle incalzanti critiche della cittadinanza, le argomentazioni della Giunta a difesa del progetto sono state a dir poco imbarazzanti; un misto di supponenza, mancanza di strategia, pochezza politica, scarso rispetto delle Istituzioni.

Infatti, di fronte ad alcuni esponenti delle forze politiche di minoranza, che hanno lanciato la proposta di organizzare un Referendum cittadino per decidere sull’argomento, il Sindaco Maggioni ed i suoi non hanno saputo rispondere altro che il Referendum è un costo per il Comune; come se non valesse la pena spendere soldi per la Democrazia. Anche le elezioni che li hanno portati a governare sono costate denaro pubblico, dobbiamo considerare anche quello come uno sperpero?

Secondo noi i soldi spesi in Democrazia non sono mai sprecati, ma questi signori evidentemente la vedono diversamente; probabilmente apprezzerebbero la dittatura, dal momento che sotto di essa la spesa per le elezioni è nulla e non esiste un’opposizione.

In Democrazia invece, per fortuna, l’opposizione esiste, anche se per gli attuali governanti di Carugate, essa non dovrebbe parlare dal momento che in passato, quando era alla guida della città, ha consentito più volte al centro commerciale di ingrandirsi; questo è un po’ come dire che, dal momento che in passato altri (resta comunque da dimostrare che siano effettivamente gli stessi che vogliono il Referendum) hanno sbagliato, l’attuale maggioranza acquisisce automaticamente il diritto di fare lo stesso.

Il tutto condito con il tono e l’atteggiamento di chi ha già deciso, e considera il coinvolgimento della cittadinanza come un proprio atto di benevolenza. Questi giovani rampanti della politica dovrebbero invece avere un po’ più di umiltà, e capire che partecipazione non vuol dire ascoltare quello che la gente ha da dire, pensando che tanto comunque si farà di testa propria.

E da dove giunge poi questa convinzione che l’espansione del Carosello debba essere realizzata a tutti i costi?

Sicuramente viene dalla stessa Eurocommercial, che è l’unica che dall’operazione ci guadagnerebbe qualche cosa e si è abituata a fornire indicazioni che poi i Sindaci eseguono (Gravina e il suo PD ieri, Maggioni e la sua Pro Carugate oggi, con Comincini che tira le fila da Cernusco).

All’ostinazione nel perseguire l’obiettivo però, non corrispondono adeguate motivazioni ed argomentazioni.

Alla questione dell’aumento del traffico e del conseguente inquinamento, i pro-ampliamento non sanno rispondere altro che “la zona in questione è già intensamente trafficata, e non tutti i mezzi che vi transitano sono diretti al Carosello”; aggiungendo che la scelta di Eurocommercial è una reazione alla realizzazione di nuovi insediamenti commerciali nelle vicinanze (come il megastore cinese ad Agrate Brianza) e che se Carosello non si espandesse, potrebbe non reggere la concorrenza dei suoi competitori.

Queste sarebbero le giustificazioni per sacrificare un Parco ed attirare ulteriori migliaia di veicoli ogni giorno, incuranti dei danni per la salute?

Il Sindaco Maggioni, la sua Giunta e la sua maggioranza si rendono conto che sono stati eletti per tutelare l’interesse pubblico, oppure pensano di lavorare per il CdA della multinazionale?

Appare chiaro che ai fautori dell’ampliamento non importa che l’ultimo rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (Aea) indichi in 467mila il numero di morti premature ogni anno dovute alle polveri sottili (in gran parte prodotte dalle automobili).

Il direttore esecutivo dell’Agenzia, Hans Bruyninckx, sostiene: “Abbiamo bisogno di affrontare la cause dell’inquinamento dell’aria, il che richiede una trasformazione radicale e innovativa della nostra mobilità, dell’energia e del sistema alimentare. Questo processo di cambiamento – ha aggiunto – richiede un’azione da parte di tutti, tra cui le autorità pubbliche, le imprese, i cittadini e la comunità della ricerca.”

Creare nuovo inquinamento cementificando aree verdi e generando più traffico non è un buon modo di venire incontro alle raccomandazioni dell’Aea. Possibile che il fatto che “ce lo chiede l’Europa” interessi i politici sol quando c’è da imporre austerità ai cittadini?

Possibile che l’Amministrazione Maggioni sia così povera di strategie che non riesca a capire che i soldi che il Comune di Carugate incasserebbe (una sola volta) come oneri di urbanizzazione finirebbero presto, mentre il territorio rimarrebbe compromesso per sempre, così come la salute dei cittadini?

Sembrerebbe proprio di sì. A testimonianza di ciò vi è anche l’affermazione del primo cittadino secondo cui “i centri commerciali non sono eterni, e prima o poi potrebbe accadere che chiudano. Se questo dovesse accadere a Carosello, se non venisse realizzato l’ampliamento sarebbe più difficile pensare di creare un collegamento fra il parco degli Aironi e il Parco Est delle Cave.”

Se un’Amministrazione è veramente convinta che per connettere le aree verdi, occorra prima cementificarle, siamo veramente in brutte mani.

I cittadini della Martesana hanno da tempo capito che l’idea di espandere il Centro Commerciale Carosello è semplicemente assurda.

E’ necessario che, come lunedì sera e come nel recente passato, tornino a fare sentire la loro voce per convincere le Amministrazioni di Carugate e Cernusco sul Naviglio ad abbandonare definitivamente il progetto.

PARCO EST DELLE CAVE DI NUOVO IN PERICOLO: PRESENTATO NUOVO PROGETTO DI AMPLIAMENTO DEL CAROSELLO

novembre 11, 2016

La Società Eurocommercial Properties Italia , con la complicità dei Sindaci di Cernusco sul Naviglio Comincini e di Carugate Maggioni, sta riprovando ad ottenere la possibilità di ampliare il centro commerciale Carosello, presentando un terzo progetto alle due Amministrazioni Comunali.

Dopo le proteste del fronte dei contrari (di cui Brugherio Futura fa parte) ed i pareri negativi al precedente progetto emessi dalla Regione Lombardia (clicca quiquiqui, qui e qui per leggere), l’iter aveva subito uno stop.

Successivamente, nel luglio del 2016, dopo il cambio di Giunta a Carugate, con la civica di Maggioni che è subentrata al PD di gravina alla guida della città, il Consiglio Comunale carugatese aveva revocato l’accordo di programma della precedente Amministrazione relativo all’ampliamento.

Lo scorso mese di settembre il Consiglio di Cernusco ha approvato un analogo atto di revoca, su proposta dello stesso Comincini.

Purtroppo però, le intenzioni dei due Comuni non erano quelle di chiudere definitivamente la questione, ma al contrario, quelle di riaprirla tramite un nuovo progetto.

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L’area commerciale di Carugate, che il Centro Commerciale Carosello vorrebbe ulteriormente ampliare a scapito del verde

Tale progetto è arrivato qualche giorno fa e ora, dopo un nuovo passaggio nei Consigli Comunali da effettuare nei prossimi mesi, se esso verrà approvato, Carugate e Cernusco lo presenteranno in Regione con un nuovo accordo di programma.

Il comportamento del Sindaco di Cernusco sul Naviglio e della sua maggioranza non stupiscono, dal momento che egli è stato fin da subito il principale fautore dell’espansione del Carosello, nonostante l’impatto ambientale e sociale e le ricadute negative sul commercio locale che esso comporterebbe.

Quello che appare una novità è la posizione dell’Amministrazione di Carugate. La Lista di Maggioni infatti, durante la campagna elettorale per le comunali, aveva assunto una posizione di contrarietà al progetto; ora invece è disponibile all’ampliamento.

Oltretutto se, come pare, l’intenzione delle Amministrazioni, è quello di accelerare il più possibile i tempi, ci si troverebbe di fronte ad una situazione in cui la Giunta ed il Consiglio Comunale cernuschesi, approverebbero un atto di portata così pesante per tutto il territorio a nord est di Milano a pochi mesi dalla scadenza del loro mandato. Ciò non è sicuramente corretto dal punto di vista istituzionale.

Siamo di fronte al solito trucchetto di chi vuole cementificare. Si ritira un progetto che ha suscitato proteste e se ne ripresenta uno quasi uguale, con qualche “mitigazione ambientale” di facciata in modo che quei politici a cui non interessa nulla dell’ambiente e della salute dei cittadini possano approvarlo con la scusa che “è migliorativo rispetto al precedente” e che “non si può dire di no a tutto”.

Bugie. Se un progetto è dannoso per la collettività (leggi qui, qui e qui), non solo si può, ma si deve dire di no. Ed è quello che noi continueremo a fare finché l’ipotesi di ampliamento non verrà cancellata.

Il Parco Est delle Cave ed il Parco degli Aironi sono un patrimonio dei cittadini e non possiamo permettere che vengano svenduti per gli interessi di una multinazionale.

IL MALE E IL PEGGIO

novembre 9, 2016

Oggi mezzo mondo si dichiara scioccato per la vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali americane.

La verità invece è che la cosa non dovrebbe sorprenderci affatto, perché è assolutamente in linea con quello che sono (forse da sempre) gli Stati Uniti.

Perché il grande equivoco sul quale si basa lo stupore di così tante persone è quello di considerare gli USA come un grande paese evoluto, culla di Libertà, Democrazia e benessere diffuso, che si eleva come faro e avanguardia culturale nei confronti del resto del mondo.

Nulla di più lontano dalla realtà.

L’America che ci dipingono i telegiornali e i mass media non esiste. E’ un’invenzione di un sistema di potere che ha lo scopo di costituire un modello sociale e culturale cui conformare l’esistenza delle masse.

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Donald Trump e Hillary Clinton

La vera America è un Paese dove pochi ricchi detengono la grandissima maggioranza delle risorse, escludendo tutti gli altri. E’ un Paese con una povertà diffusa, dove servizi essenziali come la sanità e l’istruzione sono appannaggio solo di chi può pagarseli a prezzi altissimi o indebitandosi per decenni contraendo prestiti con banche o società finanziarie. I ricchi studiano nelle scuole e nelle università “giuste” e per loro si aprono le porte per trovare lavori importanti e continuare ad essere ricchi; i poveri non studiano o lo fanno in scuole e università di secondo piano e sono destinati a rimanere poveri.

E’ un Paese con violenza e criminalità diffuse e che, nonostante questo, (spinto dalla lobby delle armi) si ostina a non voler attuare nessun controllo sul possesso e la circolazione di armi da fuoco.

E’ un Paese dove la giustizia e la polizia si comportano in modo diverso a seconda del colore della tua pelle.

E’ un Paese dove conformismo, nazionalismo (mascherato da patriottismo) e ignoranza la fanno da padroni, e che, in mancanza di valide e solide bussole culturali, vede nell’individualismo, nel profitto e nel denaro gli unici pseudovalori che muovono la società.

In uno scenario del genere, Donald Trump è l’esatta espressione della nazione che andrà a governare.

Attenzione però! Sarebbe sbagliato pensare che l’alternativa a lui, il candidato che ha perso, Hillary Clinton, fosse qualcosa di alternativo, qualcosa di bello e pulito che rappresentasse la parte buona dell’America. Non è nemmeno qualcosa di meno peggio del magnate repubblicano.

Essa è né più né meno che il candidato dei poteri forti, che avrebbe avuto il compito di salvaguardare gli interessi delle lobby.

Tanto Trump quanto la Clinton sono intrisi di quell’ideologia liberista da capitalismo selvaggio che è la causa principale di tutti i problemi del mondo. Il primo è un cane sciolto che intende farsi i propri interessi (un po’ come Berlusconi) la seconda è il cane da guardia dell’establishment, che avrebbe dovuto fare in modo che le lobby continuassero a spadroneggiare.

Per i cittadini americani una cosa sicuramente non cambierà molto rispetto a quello che sarebbe successo se avesse vinto Hillary: continueranno a subire un modello di società sempre più disumano, con la propaganda che farà loro credere che sia il migliore stile di vita che la storia umana abbia mai conosciuto.

Per le altre nazioni bisognerà attendere che Trump mostri cosa ha intenzione di fare in politica estera. Ai mercati non sono mai piaciuti i suoi proclami protezionistici. Se dovesse realmente attuarli, gli USA, col tempo, potrebbero trovarsi isolati sul piano internazionale.

Occorre infatti tenere presente un fatto: sebbene la propaganda di sistema continui a puntare l’accento su concetti come patria, nazione, confini, la realtà è che, da diversi anni, la politica degli stati ha ceduto il posto ad un governo economico-finanziario transnazionale. I veri equilibri non sono decisi dai governi e dai parlamenti delle varie nazioni, ma da un gruppo ristretto di società (il cosiddetto mercato) che orientano e controllano la politica in modo che quest’ultima faccia quello che loro vogliono.

Se il mondo andasse come dovrebbe andare, l’economia e la finanza farebbero quello che la politica (controllata dal popolo) decide. Il problema è che oggi avviene l’esatto contrario, e la politica (controllata dai “mercati”) fa quello che l’economia e la finanza gli dicono di fare.

In questo scenario, si tratterà di vedere che equilibrio troveranno la politica da “cane sciolto” di Trump e quella del sistema dei poteri forti.

Gli americani non potevano aspettarsi nulla di buono in nessun caso da questa elezione. L’occasione di cambiare l’hanno avuta con le primarie democratiche, dove un candidato alternativo al sistema c’era: Bernie Sanders. Serviva che tanti “democratici” facessero la loro parte, e gli dessero, ognuno nel proprio piccolo, il proprio sostegno. Invece la parte di elettorato a stelle e strisce che ama definirsi più “evoluta” ha fatto la scelta più conservatrice, nominando la Clinton.

Come stupirsi allora, che chi vota i repubblicani, reazionari per definizione, abbia convogliato tutta la propria rabbia, frustrazione, paura per il diverso, egoismo, ottusità verso chi, pur nella sua rozzezza (o forse proprio grazie a questa) gli è apparso come un elemento di rottura?

Queste elezioni dovrebbero insegnare almeno una cosa agli americani e ancora di più a noi europei che, nonostante quello che suggerisce il senso comune, abbiamo radici democratiche più profonde rispetto agli USA.

Dovrebbe insegnarci che l’unica soluzione per avere un mondo migliore e più giusto, per avere democrazia, libertà e benessere per tutti è fare in modo che la politica torni ad essere con la P maiuscola. Cioè che torni ad essere nelle mani dei cittadini, che tramite la propria partecipazione scelgano i propri rappresentanti, che a loro volta svolgano il proprio compito nell’interesse (e sotto il controllo) del popolo.

Il popolo deve controllare i politici, che devono controllare l’economia.

Finché avverrà l’inverso, le cose potranno solo peggiorare.

E allora ritorniamo a partecipare, a impegnarci un po’ ogni giorno.

E cambiamo il mondo.

In barba ai Trump, ai Clinton, ai Renzi, alle Merkel e alle banche.

TURCHIA, SEMPRE PIU’ UNA DITTATURA

novembre 7, 2016

Lo scorso giugno Brugherio Futura ha partecipato alla serata, organizzata da PRC di Cernusco, in cui era ospite Figen Yuksekdag, arrestata in questi giorni dalla polizia turca, assieme all’altro leader Selahattin Demirtas e ad altri esponenti del suo partito, l’Hdp, su ordine del regime fascista di Erdogan.
Abbiamo ascoltato, dalla voce di questa Grande Donna e coraggiosa combattente, storie di ordinaria follia, di repressione e minacce, di un genocidio che si perpetra sotto gli occhi di un Europa silenziosa che volge lo sguardo altrove.

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Figen Yuksekdag

Ci siamo vergognati di essere parte di una Comunità che è pronta ad accogliere il regime turco, tra i suoi membri,senza far nulla per imporre il rispetto dei più elementari diritti umani.

Il rispetto delle minoranze, dei loro diritti, l’eliminazione dei regimi dittatoriali e delle repressioni che offendono la democrazia sono le fondamenta su cui si basa (o almeno dovrebbe) la Comunità Europea ed allora a gran voce chiediamo che L’Europa intervenga in maniera energica per la liberazione dei prigionieri politici in Turchia e per il ripristino di una vera Democrazia.

L’Unione Europea deve servire a questo, e non a opprimere i popoli con le politiche di austerità per fare un favore alla finanza e alle banche.

GIULLARE, MA MAI DI CORTE

ottobre 13, 2016

Sono ora ancora più felice di non aver mancato all’appuntamento a Palazzo Reale nel maggio del 2012.

Dentro più di 400 opere tutto il suo spirito, la sua arte e la sua enorme cultura. Il suo scetticismo e la sua critica sempre e comunque basati sul sapere e sulla ricerca profonda.

Un giullare sì, ironico e beffardo verso i potenti e avverso ad ogni tipo di sopruso, ma sempre attento alla verità. Un artista a tutto tondo, cosi come deve essere un vero artista, con mille sfaccettature e la capacità di utilizzare svariate forme di espressione, dalla musica alla pittura dalla scrittura al teatro, tutte in modo egualmente efficace, per veicolare idee ad una platea quanto più variegata.

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Ognuna delle sue opere lo ha mostrato schierato apertamente, ognuna portatrice di un messaggio esplicito ed incisivo quanto più se vestito di ironia e perspicacia. La difesa delle sue posizioni lo ha visto pronto a pagare il prezzo alla censura (cosa peraltro puntualmente accaduta). In questo è stato un esempio per tutti noi che, anche se non proprio ignavi, qualche attacco di pressappochismo ce lo facciamo venire e in  un Paese che ti fa terra bruciata se da artista (di qualsivoglia arte) osi solo rilasciare dichiarazioni su questo o su quell’argomento diventando, per il sistema, un  potenziale sensibilizzatore di masse, lui di coraggio ne ha mostrato in abbondanza lasciando la comodità della televisione (che avrebbe garantito lauti guadagni) pur di non adeguarsi alle richieste del momento e non ci è tornato (se non in rare occasioni in cui si è preso tutte le libertà che gli spettavano) neppure quando gli stessi che lo cacciarono, si dichiaravano disposti a tutto pur di avere il Premio Nobel tra le loro file.

Non è mai stato un cortigiano, Dario Fo.

Non ha mai usato il suo prestigio internazionale per ingraziarsi i potenti e i governanti, continuando anzi a beffeggiarli e metterli alla berlina.

Il coraggio Dario lo ha avuto anche nello scegliere una donna impegnativa e talmente avanti da rischiare di offuscarlo. Una coppia che da fuori era percepita come un unico magnifico accordo armonico, un insieme di più colori per un’unica tela: l’uno per l’altra sostegno e forza e creatività, confronto e complicità.

Una donna talmente straordinaria Franca Rame da essere esempio anche durante la sua malattia, e perfino durante la sua breve, ma intensa, vita politica. Una donna così eccezionale non poteva che scegliere un uomo di questa statura.

Dario Fo e Franca Rame ci hanno lasciato un grande patrimonio facendo di noi Italiani  un popolo sicuramente più ricco.

A noi raccogliere l’insegnamento e a loro in nostro Grazie più grande e sentito per quanto di importante ci hanno insegnato e un grazie personale e speciale  per averci partecipato la bellezza di un grande amore.

 

LEGALITA’: A PAROLE NON BASTA

luglio 15, 2016

Fra pochi giorni, il 19 luglio, come ogni anno, le istituzioni celebreranno l’anniversario dell’assassinio del giudice Paolo Borsellino, e dei componenti della sua scorta, dopo aver fatto lo stesso lo scorso 23 maggio, in memoria di Giovanni Falcone, della moglie e degli agenti di scorta.

Purtroppo però l’Italia è un paese dove la legalità viene ampiamente celebrata, ma molto poco praticata.

Basterebbe pensare a tutta la vicenda legata alla trattativa Stato mafia, e di come stata gestita da una parte, peraltro molto importante, delle istituzioni, le stesse delle celebrazioni di cui sopra.

E poi ci sono gli esempi del quotidiano, quelli che toccano direttamente indirettamente tutti cittadini che contribuiscono a rendere questo paese è un posto molto meno civile di quello che potrebbe essere.

Facciamo un esempio. Vi ricordate la vicenda degli abusi edilizi nel comune di Licata? Probabilmente no, perché risale allo scorso mese di maggio, e i mezzi di informazione italiana fanno presto a dimenticarsi le notizie.

Riassumendo molto velocemente: nel Comune siciliano di Licata (in provincia di Agrigento) il Sindaco Angelo Cambiano, agendo nell’interesse dei cittadini, ha ordinato la demolizione di alcune delle numerose ville abusive sorte nel corso degli anni in aree, molte delle quali lungo il litorale, dove non esisteva diritto di costruire.

A seguito di questi interventi contro l’abusivismo il Sindaco oltre aver subito minacce ha visto anche incendiare l’abitazione del proprio padre.

Questi eventi gravi hanno causato una levata di scudi della politica e dei mezzi di comunicazione la difesa dell’operato di un Sindaco onesto e coraggioso che ha fatto l’interesse della collettività a discapito di quello di pochi individui? No, questo non è avvenuto. O meglio se da un lato una parte della società civile si è schierata a favore del sindaco, dall’altro lato si è dovuto assistere a spettacoli indegni come il blocco delle ruspe da parte degli abusivi, e la difesa di questi ultimi da parte di giornalisti del servizio pubblico, (quindi pagati con soldi degli italiani), all’interno di trasmissioni di informazione della rete ammiraglia Rai.

Cioè, la situazione è questa: per anni a Licata, (ma questo potrebbe essere valido per moltissimi altri comuni italiani), qualcuno ha costruito edifici senza averne nessun diritto, in taluni casi su terreni di proprietà pubblica, senza nemmeno prendersi il disturbo di sanare la propria situazione di irregolarità pagando quanto dovuto in sede di condono edilizio (ce ne sono stati ben tre nel corso degli anni di governo di Berlusconi); molti di questi edifici non erano nemmeno utilizzati come prima abitazione, ma fungevano da casa per le vacanze.

Non siamo quindi di fronte a persone disagiate che hanno cercato di far valere il proprio diritto la casa come meglio potevano; al contrario siamo in presenza di soggetti furbi che, al fine di ottenere vantaggi personali, hanno frodato la collettività, cioè tutti noi.

Poi è stato eletto un Amministratore pubblico che, finalmente, decide di ristabilire la legalità e ordina ti abbattere gli edifici costruiti fuori legge; questa persona, invece di ricevere il plauso delle istituzioni e dei mezzi di comunicazione e di essere difeso dagli attacchi di chi invece è uscito dalla legalità e anteposto il proprio interesse personale a quello pubblico, viene lasciato da solo e isolato.

Questa è la stessa Italia dove quando quei poveracci, che sono veramente senza casa, che veramente non hanno un posto dove andare, si permettono di occupare qualcuno dei tanti edifici di proprietà di grandi società immobiliari e da queste ultime lasciati vuoti per mera logica di speculazione, allora vengono sgombrati a suon di cariche della polizia.

In Italia il diritto alla casa viene garantito solo a chi ha fatto il furbo e si è costruito la villa abusiva.

Quelli che mi hanno realmente bisogno, possono pure venire in mezzo a una strada.

In Italia vengono premiarono furbi e oppressi i deboli.

Ecco, le cause del perché questo paese va così male stanno tutti qui. Questo paese prosegue nel suo declino proprio perché esiste un substrato di illegalità diffusa che basa la propria essenza su una forma strisciante di individualismo e di avidità che si è diffusa a macchia d’olio nel corso degli anni, e che viene costantemente alimentata da chi detiene il potere dal momento che proprio grazie questo individualismo costoro si garantiscono affari milionari e l’accumulazione di sempre maggiore potere.

Quello che ha fatto Sindaco di Licata dovrebbe costituire la normalità, non l’eccezione; dovrebbero farlo tutti i Sindaci e gli amministratori pubblici italiani, ma come pensiamo che possa essere possibile, quando c’è tutto un sistema di potere che va in direzione esattamente contraria? L’unica soluzione possibile è che siano i cittadini stessi a agire e a spingere verso la legalità. Non è un tema che possiamo permetterci di demandare ad altri.

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