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POLITICA ITALIANA: SE TUTTO VA BENE, SIAMO ROVINATI

dicembre 16, 2014

Allora, vediamo se abbiamo capito la situazione politica attuale:

1) C’è  il  PD che, con  il  suo  leader dimentico del  proprio  retaggio,  ha  fatto  un patto con Forza Italia dalle clausole non ancora ben note, ma nelle quali emergono i tentativi di emanare una legge elettorale volta a spazzare via qualsiasi altro simbolo dalla scheda elettorale e, già  che ci siamo, stravolgere la Carta Costituzionale. Non contenti, ammazzano il tempo cercando di attuare una legge sul  lavoro a tutto danno dei lavoratori e una riforma della scuola sulla base di un documento talmente pieno di refusi da sembrare scritto da un bambino di terza elementare. Alienandosi la simpatia dei sindacati, hanno ritenuto opportuno trovare nuove amicizie romane con persone poco raccomandabili.

2) C’è  Forza Italia che, con il suo leader perfettamente conscio del suo retaggio, ha fatto un patto col PD dalle clausole non ancora ben note, ma dalle quali si capisce benissimo da che parte tira il vento (da quella di Forza Italia). Fingendo di osteggiare il governo ad essa più amico dal 2001 a questa parte, si trova a votare la stragrande maggioranza dei provvedimenti proposti dalla coalizione di governo,  sedendo sui dolci scranni dell’opposizione dura. Intanto, cerca di alleggerire la già lieve pena per Frode Fiscale inflitta dalla Cassazione al  loro storico  leader che,  ricordiamoci, deve comunque essere portato  in trionfo per avere resistito alla stampa comunista che già lo dava per colpevole dell’affare Rubi. Innocente, anche dopo i servizi sociali.

3) C’è  NCD che, al governo col PD, esprime un leader­ ministro degli  esteri  tale da rimandare a  propria insaputa una dissidente in Kazakistan bissando, così la figuraccia internazionale dopo i maldestri tentativi di riportare i marò in Italia. Per sfogare le frustrazioni, nulla di meglio di una manganellata a qualche operaio e leader sindacale. A precettarli entrambi, ci penserà l’altro ministro NCD.

4) C’è  FdI, partito notoriamente fascistoide. Il vero erede di AN e, quindi, del MSI non può  non esimersi dall’avere tra le sue fila l’ex­ sindaco di Roma.  SI è sospeso dal partito, ma rimane tra  i nomi celebri che compaiono nel registro degli indagati di  “Mafia­Capitale”.  Forse rimpiangerà quando a seppellirlo era solo la neve che fioccava sul Colosseo, anziché gli avvisi di garanzia.

5) C’è la Lega Nord. Con una memoria da pesci rossi, gli elettori stanno tornando all’ovile. Dopo avere dimenticato i bonifici in Tanzania per coprire l’acquisto di diamanti, le lauree in Albania, gli yacht comprati a spese dei contribuenti e perfino l’eterna rivalità con i meridionali, i padani stanno riponendo tutte le loro speranze nel loro nuovo leader in ascesa. Cavalcando l’onda xenofoba, antieuropeista e soprattutto sfruttando l’indiscusso  sex appeal  del loro desnudo capo,  hanno trovato la spalla ideale nel Front National di Le Pen figlia. Insomma la versione a luci rosse (o verdi?) della croce celtica (sic.) cisalpina.

6) C’è il Movimento 5 Stelle. Per chiudere la carrellata dei fascismi imperanti, non ci si può fare mancare la sempre più lunga lista di proscrizione che colpisce, ormai da anni, i membri meno allineati all’idea del Re­ insetto. A questa, ovviamente, si aggiungono posizioni di politica estera(?) da ventennio: una posizione assai reazionaria sull’immigrazione e il sogno di una qualche autarchia finanziaria tramite il ritorno alla vecchia lira. Ora, come intendano fare per uscire dall’euro ha un che di misterioso dato che, per inciso, i trattati europei non prevedono via d’uscita e non crediamo proprio che gli altri  Paesi  accetteranno mai questo voltafaccia italico. Di certo questo non è un problema per il nuovo direttorio 5 stelle, già abituato ad avere a che fare con un elettorato pronto a bersi qualunque cosa, dalla Washball all’alleanza con Nigel Farage.

7) C’è la sinistra. O meglio c’è una costellazione di partitini dalla percentuale prefissotelefonica, pronti a darsi la colpa l’un l’altro per questa o quell’altra crisi. Tutti accomunati dall’idea di sfruttare la scia di Syriza ma anche da quella di estromettere gli  altri  dal metterci sopra  il  cappello. Intanto il Paese avanza, loro non sappiamo.

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