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IMPIANTO RIFIUTI S.DAMIANO/S.ALBINO: NON SI GESTISCE COSI’ IL TERRITORIO

luglio 22, 2013

La questione dell’impianto di trattamento rifiuti che potrebbe essere realizzato in Viale delle Industrie, vicino agli abitati dei quartieri di S.Albino (Monza) e S.Damiano (Brugherio) appare per molti aspetti emblematica di un certo modo di gestire la pubblica amministrazione che vorremmo lasciarci alle spalle.

Stando alla documentazione prodotta da Provincia di Monza e Brianza e da Comune di Monza, quello autorizzato è un impianto dove verrebbero svolte due tipologie di attività: una legata allo stoccaggio, demolizione recupero e rottamazione di autoveicoli; la seconda riguardante il recupero ed il deposito (attività indicate come R3, R12, R13 e D15 dagli allegati B e C al D.Lgs 152/2006) di rifiuti speciali non pericolosi (secondo la definizione dell’art. 184, comma 3 D.Lgs 152/2006).

Nessuno intende negare il fatto che impianti come quello in questione siano necessari, perché sono elementi di quella filiera virtuosa che consente di recuperare e avviare a riciclo importanti quantitativi di materiali.

In verità, al fine della sostenibilità ambientale, sarebbe necessario che la pubblica amministrazione definisse nuove strategie di azione, e lavorasse per modernizzare il proprio approccio alla gestione dei rifiuti, iniziando a porsi seri obiettivi di riduzione dei consumi di materie prime e di totale reintroduzione dei materiali trattati nei cicli produttivi. Sarebbe cioè necessario intervenire (su scala nazionale, regionale e locale) innanzitutto per ridurre il quantitativo di rifiuti prodotti, poi per favorire il riutilizzo dei beni a fine vita, quindi per incrementare il riciclaggio. E’ il modo migliore per vedere sparire discariche ed inceneritori, dannosi per ambiente e salute.

Tale argomento è un po’ troppo ampio per essere affrontato in questa sede, quindi preferiamo soffermarci sulla questione dell’impianto di Viale delle Industrie.

pneumatici

Come anticipato in precedenza, non è tanto la struttura in sé che deve essere discussa, quanto le modalità che sono state utilizzate per assegnarle quella collocazione.

Per prima cosa infatti, sarebbe stato indispensabile verificare che fossero rispettate tutte le norme e tutte le cautele che consentano di escludere danni all’ambiente ed alla salute delle persone.

E’ vero che l’impianto di cui stiamo parlando non è nocivo come un inceneritore e che, stando all’autorizzazione rilasciata dalla Provincia, non è previsto che vi si svolgano attività pericolose per la salute; è anche vero però che l’area dove vorrebbero realizzarlo (e dove hanno già iniziato i lavori) si trova a poca distanza dalle abitazioni di S.Damiano e S.Albino. Dal momento che al suo interno verranno trattate più di 10.000 tonnellate di materiale all’anno è facile comprendere come ciò comporti un significativo impatto in termini di aumento del traffico ed inquinamento atmosferico (camion in entrata ed uscita dall’impianto) e di rumore (funzionamento dei macchinari, mezzi in transito) per gli abitanti della zona.

Da quello che è dato di vedere a noi cittadini queste considerazioni non sono entrate nella valutazione di chi ha deciso di costruire l’impianto. E avrebbero dovuto invece.

La realizzazione dello stesso sull’area di Viale Lombardia (di proprietà del Comune di Monza, e che il PGT di quest’ultimo classifica come agricola) è resa possibile dal fatto che l’art. 208, comma 6 del D.Lgs. 152/2006, stabilisce che l’approvazione del progetto costituisce variante allo strumento urbanistico e comporta la dichiarazione di pubblica utilità. Cioè il fatto che si tratti di un impianto per i rifiuti rende non necessaria la variante al PGT (che sarebbe invece indispensabile nel caso di qualsiasi altra struttura non legata all’agricoltura), e tutto l’iter di approvazione che essa comporterebbe.

Se la precedente Amministrazione del Comune di Monza avesse avuto realmente a cuore l’interesse pubblico, anziché concedere in fretta e furia di costruire l’impianto su un area agricola di 13.200 metri quadrati a ridosso delle case, avrebbe guidato la trattativa con l’azienda richiedente in modo da trovare un sito in zona industriale, dove non avrebbe arrecato disturbo ai cittadini e non avrebbe provocato il consumo di terreno verde.

Invece il Comune di Monza si è comportato come chi le esigenze dei residenti non le ha nemmeno prese in considerazione, ed ha pensato solo ad agevolare l’azienda e a incassare 61.000 euro all’anno di affitto (43.000 per i primi due anni) per nove anni di contratto.

Non è questo l’approccio che un’amministrazione pubblica dovrebbe tenere nella gestione di questioni del genere.

E’ ora di finirla con Sindaci e Giunte che trattano il territorio come se fosse di loro proprietà. E’ ora di cessare con la pessima pratica di posizionare le strutture “scomode” in periferia, a ridosso del confine con altri paesi. Se una struttura è “scomoda” vuol dire che non si è fatto abbastanza per renderla compatibile con le esigenze dei cittadini, quindi, semplicemente, non deve essere realizzata.

La correttezza e la trasparenza che devono caratterizzare le attività della pubblica amministrazione, impongono che, prima di prendere una qualunque decisione, chi governa si ponga i giusti interrogativi in merito all’utilità collettiva, ai sistemi da utilizzare per eliminare o quantomeno minimizzare i disagi arrecati alle persone ed al territorio, a come coinvolgere ed informare i cittadini.

Se questo non avviene, vuol dire che chi governa non ha fatto il suo dovere ed i cittadini hanno ragione di arrabbiarsi.

Questa sera in Consiglio Comunale verrà discusso un Ordine del Giorno presentato dalla Lega Nord che propone di istituire una commissione di controllo per l’impianto di Viale Lombardia.

La richiesta parrebbe ragionevole se dessimo per scontato che l’impianto debba essere costruito. Noi di Brugherio Futura pensiamo che non sia così.

In base a quanto espresso in precedenza, riteniamo che il Comune di Brugherio non debba considerare chiusa la questione e debba anzi richiedere a Comune di Monza e Provincia di Monza e Brianza di annullare la procedura, prevedendo che la struttura sia realizzata su un’area più idonea collocata in zona industriale.

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3 commenti leave one →
  1. pietro permalink
    luglio 23, 2013 12:09 am

    solo un appunto…che lo stoccaggio fosse praticato in zone industriali, cercando di smistare in più centri di raccolta di smaltimento dei rifiuti evitando l’eccessiva concentrazione in un unico sito…

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